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Papa Francesco: “Accoglienza vacilla, proteggere anche chi fugge dalla miseria”

L’appello del Papa agli ambasciatori di tutto il mondo. “Le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondo”

 

Città del Vaticano – 11 gennaio 2016  – Accoglienza, dialogo, dignità umana, integrazione. Sono le parole d’ordine che Papa Francesco usa tornando a parlare della “grave emergenza migratoria che stiamo affrontando” e invitando a una riflessione “per discernerne le cause, prospettare delle soluzioni, vincere l’inevitabile paura che accompagna un fenomeno così massiccio e imponente”.

L’occasione è stato oggi il tradizionale incontro in Vaticano con il Corpo Diplomatico per il tradizionale scambio di auguri di inizio anno. 

Parlando agli ambasciatori di tutto il mondo, Bergoglio ha ricordato che anche “la Bibbia ci narra la storia di un’umanità in cammino, perché l’essere in movimento è connaturale all’uomo. La sua storia è fatta di tante migrazioni, talvolta maturate come consapevolezza del diritto ad una libera scelta, sovente dettate da circostanze esteriori”.

Oggi il “grido di Rachele che piange i suoi figli perché non sono più” è “la voce delle migliaia di persone che piangono in fuga da guerre orribili, da persecuzioni e violazioni dei diritti umani, o da instabilità politica o sociale, che rendono spesso impossibile la vita in patria. È il grido di quanti sono costretti a fuggire per evitare le barbarie indicibili praticate verso persone indifese, come i bambini e i disabili, o il martirio per la sola appartenenza religiosa”.

“È la voce – ha aggiunto il Papa – di quanti fuggono dalla miseria estrema, per l’impossibilità di sfamare la famiglia o di accedere alle cure mediche e all’istruzione, dal degrado senza prospettive di alcun progresso, o anche a causa dei cambiamenti climatici e di condizioni climatiche estreme”. “Duole, tuttavia, constatare che spesso questi migranti non rientrano nei sistemi internazionali di protezione in base agli accordi internazionali”.

Il Papa punta il dito contro “il frutto di quella “cultura dello scarto” che mette in pericolo la persona umana, sacrificando uomini e donne agli idoli del profitto e del consumo”. E chiede ai governanti “un impegno comune che rovesci decisamente la cultura dello scarto e dell’offesa della vita umana, affinché nessuno si senta trascurato o dimenticato e altre vite non vengano sacrificate per la mancanza di risorse e, soprattutto, di volontà politica”.

“Laddove è impossibile una migrazione regolare – ha ricordato Francesco – i migranti sono spesso costretti a scegliere di rivolgersi a chi pratica la tratta o il contrabbando di esseri umani, pur essendo in gran parte coscienti del pericolo di perdere durante il viaggio i beni, la dignità e perfino la vita. In questa prospettiva, rinnovo ancora l’appello a fermare il traffico di persone, che mercifica gli esseri umani, specialmente i più deboli e indifesi”. 

Le cause delle migrazioni, ha denunciato il Papa, “si potevano affrontare già da tempo”. “Ciò significherebbe però rimettere in discussione abitudini e prassi consolidate, a partire dalle problematiche connesse al commercio degli armamenti, al problema dell’approvvigionamento di materie prime e di energia, agli investimenti, alle politiche finanziarie e di sostegno allo sviluppo, fino alla grave piaga della corruzione”. 

Servono “progetti a medio e lungo termine che vadano oltre la risposta di emergenza. Essi dovrebbero da un lato aiutare effettivamente l’integrazione dei migranti nei Paesi di accoglienza e, nel contempo, favorire lo sviluppo dei Paesi di provenienza con politiche solidali, che però non sottomettano gli aiuti a strategie e pratiche ideologicamente estranee o contrarie alle culture dei popoli cui sono indirizzate”.

Nel suo lungo discorso Francesco ha parlato specificatamente di quello che sta succedendo in Europa, il cui “spirito umanistico” sembra minato alla basi dall’attuale crisi. “Molti migranti provenienti dall’Asia e dall’Africa, vedono nell’Europa un punto di riferimento per principi come l’uguaglianza di fronte al diritto e valori inscritti nella natura stessa di ogni uomo, quali l’inviolabilità della dignità e dell’uguaglianza di ogni persona, l’amore al prossimo senza distinzione di origine e di appartenenza, la libertà di coscienza e la solidarietà verso i propri simili”.

“I massicci sbarchi sulle coste del Vecchio Continente – ha però notato il pontefice – sembrano far vacillare il sistema di accoglienza” con “ non pochi interrogativi sulle reali possibilità di ricezione e di adattamento delle persone, sulla modifica della compagine culturale e sociale dei Paesi di accoglienza, come pure sul ridisegnarsi di alcuni equilibri geo-politici regionali. Altrettanto rilevanti sono i timori per la sicurezza, esasperati oltremodo della dilagante minaccia del terrorismo internazionale”. 

“L’Europa, aiutata dal suo grande patrimonio culturale e religioso, abbia gli strumenti per difendere la centralità della persona umana e per trovare il giusto equilibrio fra il duplice dovere morale di tutelare i diritti dei propri cittadini e quello di garantire l’assistenza e l’accoglienza dei migranti” chiede Bergoglio.

Il Papa ha espresso gratitudine “per tutte le iniziative prese per favorire una dignitosa accoglienza delle persone” e ha citato l’impegno per i profughi dei Paesi vicini alla Siria, come Libano e Giordania,  quello dei “Paesi in prima linea”, come  la Turchia e la Grecia, e in particolare ha espresso riconoscenza per l’Italia,  “il cui impegno deciso ha salvato molte vite nel Mediterraneo e che tuttora si fa carico sul suo territorio di un ingente numero di rifugiati”. 

“Il tradizionale senso di ospitalità e solidarietà che contraddistingue il popolo italiano non venga affievolito dalle inevitabili difficoltà del momento, ma, alla luce della sua tradizione plurimillenaria, sia capace di accogliere ed integrare il contributo sociale, economico e culturale che i migranti possono offrire” ha aggiunto il Papa. 

“Le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondo più di quanto non l’abbiano fatto finora e che le risposte potranno essere frutto solo di un lavoro comune, che sia rispettoso della dignità umana e dei diritti delle persone” e veda “l’umanità come una sola famiglia e gli uomini come fratelli, nel rispetto delle reciproche differenze e convinzioni di coscienza”.

Il fenomeno migratorio, infine, pone  “un serio interrogativo culturale”. L’accoglienza può essere “un’occasione propizia per una nuova comprensione e apertura di orizzonte, sia per chi è accolto, il quale ha il dovere di rispettare i valori, le tradizioni e le leggi della comunità che lo ospita, sia per quest’ultima, chiamata a valorizzare quanto ogni immigrato può offrire a vantaggio di tutta la comunità”. La Santa Sede rinnova il suo impegno “per instaurare un dialogo sincero e leale che, valorizzando le particolarità e l’identità propria di ciascuno, favorisca una convivenza armoniosa fra tutte le componenti sociali”.

 

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