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“Permesso di due anni ai disoccupati”, mobilitazione dei sindacati

Cgil, Cisl e Uil chiedono di raddoppiare la durata dei permessi per attesa occupazione e una sanatoria per le vittime della crisi economica. “Troppi i permessi non rinnovati dalle Questure, così si crea lavoro nero e sfruttamento” . Il 28 giugno presidi in tutta Italia

 

Roma – 3 giugno 2016 – Prima perdono il lavoro. Poi perdono il diritto di vivere in Italia. La crisi economica non crea solo disoccupati, ma anche immigrati irregolari, a causa di norme inadeguate, ignoranti o sorde rispetto allo tsunami che si è abbattuto sull’occupazione, e pure a causa di prassi ingiustamente e arbitrariamente restrittive di molte Questure. 

Alla radice di tutto c’è l’impianto della legge sull’immigrazione, che lega indissolubilmente il permesso di soggiorno al contratto di lavoro. Un immigrato chi perde il posto ha diritto a un permesso per attesa occupazione della durata di “almeno un anno”, norma che però è stata finora ampliamente applicata come se dicesse “al massimo un anno”. Scaduto quello, se non c’è un nuovo contratto, se ne deve andare. 

Ora che il tasso di disoccupazione tra gli stranieri ha raggiunto il 17%, questa regola si è trasformata in una mattanza. Basti pensare che tra il 2014 e il 2015 ben 300 mila permessi di soggiorno non sono stati rinnovati: si stima che 100 mila immigrati se ne siano andati, ma altri 200 mila sono rimasti qui, senza un documento, obbligati a vivere e a lavorare in nero

È su queste basi che parte la mobilitazione nazionale promossa per il 28 giugno da Cgil, Cisl e Uil, con presidi davanti a tutte le prefetture italiane. Le richieste sono le stesse fatte ripetutamente e invano al governo in questi anni: “Prorogare a due anni della durata del permesso di soggiorno per attesa occupazione; sanare le posizioni dei migranti che hanno già perso il permesso di soggiorno; lottare contro il  lavoro nero e il grave sfruttamento che ne scaturisce”. 

Attenzione, non si tratta di parcheggiare per altri 12 mesi i disoccupati stranieri in Italia. La proroga a due anni del permesso per attesa occupazione verrebbe infatti vincolata “alla messa in atto di concrete politiche attive del lavoro”, come l’orientamento e la formazione professionale. Sia da parte dello Stato che dei diretti interessati dovrebbe insomma esserci l’impegno a creare le condizioni perché i disoccupati trovino un nuovo lavoro. 

Intanto, però, bisognera anche dare una nuova possibilità a chi il permesso lo ha già perso, con una regolarizzazione. L’alternativa? Lasciare crescere ulteriormente il numero di irregolari: manovalanza senza diritti e a basso costo, alla mercé dei caporali e delle imprese che non rispettano la legge, e a svantaggio di tutti gli altri lavoratori, italiani e stranieri, e delle aziende che invece operano correttamente. 

Altro fronte di intervento sono le Questure, che non applicano sempre correttamente la legge. Questa infatti dice anche che, oltre che per quell’anno di tempo (almeno), il permesso  per attesa occupazione può essere ulteriormente rinnovato per “tutto il periodo di durata della prestazione di sostegno al reddito percepita dal lavoratore straniero, qualora superiore” e nel caso in cui egli dimostri l’esistenza di un “reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale”.

In alcuni casi, segnalano i sindacati, viene addirittura rigettata la prima domanda di permesso per attesa occupazione se la Questura verifica che lo straniero è stato disoccupato già nei dodici mesi precedenti, quando era ancora titolare di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. In altri, pur in presenza di un contratto di lavoro di breve durata, le Questure tengono in sospeso l’istanza di rinnovo, in attesa che il contratto venga prorogato o, in alternativa, rilasciano un permesso di soggiorno della durata di pochi mesi.  

Inoltre, le Questure non sono in grado di verificare i contributi versati per le prestazioni lavorative “occasionali” che non compaiono nella banca dati INPS e che rischiano quindi di prorogare ulteriormente i tempi o addirittura sospendere la valutazione delle domande. Ecco perché Cgil, Cisl e Uil chiedono anche al governo di dare “indicazioni univoche alle Questure, perché il permesso venga correttamente e in maniera omogenea rinnovato su tutto il territorio nazionale”.

Elvio Pasca

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