“Sappiamo che le malepratiche delle Questure e delle Prefetture nei confronti di migranti e rifugiati non sono distrazioni o mal funzionamenti, ma sono uno strumento politico utilizzato per rendere più difficile e precaria la loro vita”
Verso il primo marzo dei migranti.
Contro il razzismo del governo e dell’Europa:
strike, demonstrate, claim!
PRESIDIO DEI RIFUGIATI E DEI MIGRANTI
20 FEBBRAIO – ORE 10,
PIAZZA ROOSEVELT, DAVANTI LA PREFETTURA, BOLOGNA
Il razzismo ha molte facce. Una di queste è quella di quei migranti che pur avendo i requisiti per il diritto d’asilo ottengono invece la protezione sussidiaria o umanitaria. Si tratta di un modo per costringere i rifugiati a vivere in una condizione di costante incertezza, di continua difficoltà e trasforma la loro accoglienza in un business, un canale diretto per lo sfruttamento.
I rifugiati in questo Paese sono costretti a dimostrare continuamente di essere “idonei” ai pochi diritti che gli vengono dati. Le loro storie sono valutate da commissioni che spesso e volentieri hanno solo una scarsa conoscenza dei paesi di provenienza. Inoltre, i rischi di persecuzione vengono trattati come “questioni private” e la “credibilità” dei loro racconti è messa costantemente in dubbio.
Mentre in Europa si parla di redistribuzioni ed espulsioni, ogni giorno nelle Questure e nelle Prefetture si moltiplicano gli ostacoli per ottenere i documenti.
La Questura di Bologna ad esempio, a dispetto di quanto stabilito dalla legge e da una sentenza del Tar Lazio, chiede agli eritrei di ritirare il passaporto presso la loro ambasciata, pur sapendo che questa lo negherà o lo concederà solo dopo che si saranno dichiarati colpevoli di reato contro il loro Paese, costringendoli di conseguenza a pagare una tassa mensile pari al 2% del loro reddito che il governo eritreo arbitrariamente pretende. Così facendo legittima la dittatura eritrea da cui questi uomini e donne sono fuggiti. Non ci stupisce, in una città come Bologna, che solo un anno e mezzo fa ha ospitato il festival del regime eritreo.
Il razzismo del governo si traduce quotidianamente in una gestione politica restrittiva e assolutamente discrezionale della protezione umanitaria e sussidiaria. Non diversamente da quanto accade per il permesso per lavoro e la carta di soggiorno, ciò non avviene solo a Bologna o in questa regione. Casi simili accadono ad esempio a Rimini, Forlì e Milano, non solo verso eritrei, ma tra gli altri anche etiopi, maliani e ivoriani. E l’elenco potrebbe continuare.
Sappiamo che le malepratiche delle Questure e delle Prefetture nei confronti di migranti e rifugiati non sono distrazioni o mal funzionamenti, ma sono uno strumento politico utilizzato per rendere più difficile e precaria la loro vita. Per questo il 20 febbraio saremo davanti alla prefettura di Bologna e di Milano per pretendere risposte e reclamare il nostro diritto a una vita senza muri e senza abusi. Saremo in piazza di nuovo il primo marzo a Bologna e in tutta Europa assieme ai migranti, ai rifugiati, ai precari, agli uomini e alle donne che ogni giorno lottano contro lo sfruttamento e per la libertà di movimento. Saremo in piazza per farci sentire e per pretendere la libertà di movimento e di transito, il diritto all’asilo e a un permesso di soggiorno europeo slegato dal lavoro e dal reddito.
Coordinamento Migranti Bologna ed Emilia Romagna
Coordinamento Eritrea democratica (Bologna e Milano)
Associazione senegalese Cheikh Anta Diop (Bologna)
Associazione senegalese Rimini