Crescono le vittime di incidenti. Gli immigrati impiegati in attività a rischio, troppo spesso senza un’adeguata formazione ROMA – Zavoian Nicusor, romeno, schiacciato ieri a Roma dai blocchi di cemento sfuggiti ad una gru. El Moudini El Harachi, marocchino, ucciso venerdì scorso in provincia di Brescia dall’esplosione di un bidone che stava saldando. Almany Diaby, della Costa D’Avorio, trafitto il girono precedente dalle schegge di un estintore finito in una pressa per rifiuti metallici nel bergamasco.
Tre nomi di vittime del lavoro prese dalle cronache degli ultimi giorni, mentre i dati diffusi dall’Inail sembrano recitare un bollettino di guerra. L’anno scorso gli incidenti sul lavoro in italia sono stati circa un milione e hanno fatto perdere la vita a 1280 persone, più di tre al giorno. E sempre più spesso questo sangue è versato da lavoratori stranieri.
Nel 2006 gli infortuni che hanno avuto come vittime immigrati hanno superato quota 116mila (+25% rispetto al 2002), mentre i morti sul lavoro che sono stati 137 (+14%). Dati che, a causa dei tempi tecnici con cui vengono registrati, potrebbero anche lievitare. La classifica per nazionalità, sia per il totale degli infortuni che per quelli mortali, è comprensibilmente guidata da cittadini romeni, marocchini e albanesi, che rappresentano le comunità straniere più numerose in Italia
Rischio più alto
Non è tanto la crescita del numero di infortuni ad allarmare, dal momento che questo segue di pari passo l’aumento dei lavoratori stranieri in Italia. Fa piuttosto riflettere che tra gli immigrati si registrano 60 incidenti ogni mille occupati, contro i 40 su mille del dato nazionale, si ha quindi un’incidenza superiore del 50%. Insomma i lavoratori stranieri si infortunano di più degli italiani. Perché?
"Principalmente questo dato è dovuto al fatto che gli stranieri sono impegnati in mestieri a rischio più elevato. Difficilmente vanno a fare gli impiegati negli uffici, mentre li troviamo concentrati nell’industria metalmeccanica, nelle costruzioni o nei trasporti, che sono proprio attività ad alto rischio. Basti pensare che è proprio tra i metalmeccanici che si registrano più feriti, nei cantieri edili il maggior numero di morti", spiega a Stranieriinitalia.it Franco D’Amico, responsabile delle banche dati statistiche dell’Inail.
Al fatto di fare lavori ad alto rischio si aggiunge poi un problema di preparazione. "Molti stranieri hanno un’esperienza inferiore rispetto ai loro colleghi italiani. Questo succede perché spesso chi arriva qui inizia a fare un lavoro nuovo, diverso da quello svolto in patria. Sono tanti i casi di impiegati, insegnanti o medici che in Italia hanno trovato posto solo come manovali" commenta ancora il ricercatore. È ovvio che per chi passa da un giorno all’altro da una scrivania alle tavole di un’impalcatura i rischi di farsi male aumentano sensibilmente".
Nessuna formazione
Contro la scarsa formazione punta il dito anche Iulian Manta, che oltre a guidare la Lega dei Romani in Italia è il responsabile immigrazione della Feneal Uil, sindacato dei lavoratori dell’edilizia.
"Al di là dell’esperienza di ognuno, quando su un cantiere ti mettono in mano un attrezzo o ti fanno guidare una macchina dovrebbero comunque darti per legge tutte le informazioni e gli strumenti essenziali per la tua sicurezza. Ma in quanti lo fanno? Le regole ci sono, ma non vengono applicate, tanto più se devono tutelare degli stranieri che non le conoscono: chi arriva qui sa solo che deve lavorare, guadagnare e basta".
Eppure chi prende un appalto comunque riceve anche dei soldi per garantire la sicurezza: è una voce presente in ogni preventivo, che non può essere variata durante l’asta al ribasso per aggiudicarsi il lavoro. "Puntualmente quindi le imprese intascano i soldi per formare i lavoratori, ma poi non li usano per questo" sottolinea il sindacalista. E i controlli? "Non sono mai abbastanza, gli ispettori del lavoro e della asl non riescono a controllare tutti cantieri e non fanno paura alle imprese".
Così la lista degli incidenti si allunga, mentre gli stranieri continuano ad essere vittime anche della debolezza legata inevitabilmente alla loro condizione. "L’immigrato sul lavoro è più ricattabile, – conclude Manta – molto spesso è senza permesso di soggiorno o comunque in nero ed è costretto a orari più duri. Quando su un cantiere si lavora per dieci ore di seguito, la fatica rallenta i riflessi ed è facile farsi male o perdere la vita".
(18 aprile 2007)
Elvio Pasca


