Roma, 26 giugno 2026 – L’Europarlamento ha approvato in via definitiva il nuovo regolamento europeo sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Unione europea. Il testo, sostenuto dalle forze di centrodestra e dalla destra europea, introduce una stretta sulle procedure di allontanamento e apre alla possibilità di trasferire i migranti destinatari di un provvedimento di rimpatrio in centri situati fuori dal territorio dell’Ue.
Il voto di Strasburgo segna uno dei passaggi più rilevanti della nuova politica migratoria europea. Il regolamento punta a rendere più rapide ed efficaci le procedure di rimpatrio, rafforzando al tempo stesso gli strumenti a disposizione degli Stati membri per gestire i cittadini stranieri senza titolo di soggiorno.
Tra le novità principali c’è l’obbligo di cooperazione per le persone destinatarie di una decisione di rimpatrio. Chi riceve un ordine di lasciare il territorio europeo dovrà collaborare con le autorità competenti, fornendo le informazioni necessarie e rispettando le procedure previste. In caso di mancata cooperazione, rischio di fuga o ragioni di sicurezza, potrà essere disposto il trattenimento sulla base di una valutazione individuale.
Il periodo massimo di trattenimento potrà arrivare fino a 24 mesi, con la possibilità di una proroga di ulteriori sei mesi in presenza di circostanze specifiche. Il testo prevede inoltre misure investigative per preparare o garantire l’esecuzione del rimpatrio, sempre nel quadro delle garanzie previste dal diritto europeo e nazionale.
Il punto più controverso riguarda i cosiddetti “return hubs”, centri di rimpatrio collocati in Paesi terzi. Gli Stati membri potranno trasferirvi migranti destinatari di una decisione di rimpatrio, a condizione che esista un accordo con il Paese ospitante e che siano rispettati i diritti fondamentali, il diritto internazionale e il principio di non respingimento. I minori non accompagnati sono esclusi da questo meccanismo.
La misura viene letta come un cambio di passo nella strategia europea sull’immigrazione. Per i sostenitori del provvedimento, il nuovo regolamento rappresenta uno strumento necessario per rendere effettive le decisioni di rimpatrio, spesso rimaste finora difficili da applicare. Secondo l’eurodeputato Carlo Fidanza, di Fratelli d’Italia, l’approccio dell’Unione europea sui migranti sarebbe stato “completamente ribaltato” anche grazie al contributo del governo italiano.
Non mancano però le critiche. Organizzazioni per i diritti umani, Ong e alcune forze politiche denunciano il rischio di un indebolimento delle garanzie per i migranti e temono che i centri nei Paesi terzi possano trasformarsi in luoghi difficili da monitorare. Dubbi sono stati espressi anche da diversi governi europei, contrari all’esternalizzazione delle procedure di rimpatrio.
Il nuovo regolamento si inserisce nel più ampio processo di riforma della politica migratoria europea, in una fase in cui Bruxelles punta a rafforzare il controllo delle frontiere, velocizzare le procedure e aumentare il numero dei rimpatri effettivi. La sfida, ora, sarà capire come le nuove regole verranno applicate dai singoli Stati membri e quali Paesi terzi accetteranno di ospitare i nuovi centri.


