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Seconde generazioni, ringiovaniscono l’Italia, ma l’identità è sospesa

Rapporto Istat: un milione di minori figli di immigrati, 7 su 10 sono nati qui. Ma alla domanda “ti senti italiano o straniero?” il 29% non sa cosa rispondere

Roma – 20 maggio 2016 – In un Paese sempre più vecchio sono i figli degli immigrati a evitare che la situazione precipiti, rimpolpando le fila delle nuove generazioni. La loro presenza, scrive l’Istat nel rapporto annuale presentato oggi, è un freno al “degiovanimento” dell’Italia dovuto al calo delle  nascite. La loro identità, però, rimane “sospesa” e probabilmente una legge sulla cittadinanza che li considera stranieri ha le sue colpe. 

Secondo l’Istat, dal 1993 al 2014 in Italia sono nati quasi 971 mila bambini stranieri, con un trend di crescita che si è invertito solo negli ultimi due anni.  Per stimare la consistenza nel 2015 dei ragazzi con un background migratorio occorre sommare ai nati in Italia i minori giunti insieme ai genitori o per ricongiungimento familiare. Nel complesso si arriva a un milione, ma questa cifra è al netto di quanti nel frattempo sono diventati cittadini italiani.

In particolare, i nati in Italia rappresentano il 72,7 per cento dei ragazzi stranieri con meno di 18 anni. La quota è più elevata nella classe di età 0-5 (93,5%) e si riduce al crescere dell’età fino a toccare il minimo del 24,0 per cento nella classe di età 14-17 anni. La situazione cambia inoltre tra una comunità e l’altra: la quota di nati in Italia sfiora l’89% tra i figli di cinesi, ma non arriva al 65% tra i figli di romeni e nemmeno al 60% tra i figli di immigrati ucraini. 

I minori che acquisiscono la cittadinanza per trasmissione dai genitori e coloro che, nati nelnostro Paese, al compimento del diciottesimo anno, scelgono la cittadinanza italiana sono aumentati in maniera costante e molto sostenuta: da circa 11 mila nel 2011 a più di 50 mila nel 2014. In quell’anno quasi la metà delle acquisizioni di cittadinanza hanno riguardato persone con meno di 30 anni. Si tratta, sottolinea l’Istat, di un numero non trascurabile ormai di giovani che ogni anno dalla popolazione straniera passano a quella italiana.

Ma al di là della cittadinanza formale, si chiede l’Istat, qual è l’atteggiamento, il sentire dei ragazzi stranieri? Quanti di loro si sentono italiani? 

L’indagine sull’integrazione delle seconde generazioni, condotta nelle scuole medie e superiori,  fa emergere una quota di ragazzi stranieri che si sentono italiani prossima al 38 per cento;  il 33 per cento si sente straniero e poco più del 29 per cento non è in grado di rispondere alla domanda. La sospensione dell’identità interessa quindi una quota rilevante di ragazzi con background migratorio che vivono nel nostro Paese.

Nella percezione dell’appartenenza gioca un ruolo non secondario l’età di ingresso in Italia. Tra i ragazzi arrivati dopo i 10 anni, si sente straniero più di uno su due (quasi il 53 per cento), mentre solo il 17 per cento si sente italiano. Per i nati in Italia la percentuale di chi si sente straniero si riduce al 23,7 per cento, mentre sale al 47,5 per cento quella di coloro che si percepiscono italiani. Valori simili a quelli riscontrati per i nati in Italia si osservano anche per i nati all’estero purché arrivati prima dei 6 anni.

 

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