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Spagna, 500 ragazze migranti da Ceuta verso la penisola: Madrid sceglie l’accoglienza mentre Bruxelles punta sui rimpatri

Roma, 19 agosto 2026 – Il governo spagnolo prepara il trasferimento urgente nella penisola di circa 500 ragazze migranti non accompagnate arrivate a Ceuta durante il massiccio afflusso registrato tra il 30 e il 31 luglio. La decisione di Madrid apre un nuovo fronte nella gestione dell’emergenza migratoria nell’enclave spagnola, proprio mentre da Bruxelles è arrivato un messaggio favorevole al rapido ritorno in Marocco delle persone che si trovano irregolarmente sul territorio.

Secondo quanto riferito dal ministero spagnolo della Gioventù e dell’Infanzia, le autorità stanno lavorando a diverse formule per alleggerire la pressione sul sistema di accoglienza di Ceuta. Oltre alla redistribuzione obbligatoria dei minori tra le comunità autonome prevista dalla normativa spagnola, il piano contempla l’affido familiare e il coinvolgimento diretto delle organizzazioni specializzate nella tutela dell’infanzia. Queste ultime potrebbero accogliere nella penisola i profili considerati più vulnerabili senza che sia necessario trasferirne formalmente la tutela alle amministrazioni regionali.

La priorità riguarda soprattutto le ragazze sole. La ministra dell’Inclusione, della Sicurezza sociale e delle Migrazioni, Elma Saiz, ha sottolineato la particolare vulnerabilità delle minorenni e la necessità di garantire il loro superiore interesse. Le giovani sono state riunite in aree protette a Ceuta anche alla luce delle denunce di violenze sessuali emerse negli ultimi giorni. Madrid ha inoltre destinato 25 milioni di euro alla città autonoma per affrontare l’emergenza.

La dimensione del fenomeno resta significativa: secondo i dati citati da Euronews, fino a martedì la Polizia nazionale aveva identificato e affidato alle autorità di Ceuta 2.168 minori. Alcune comunità autonome spagnole hanno già espresso contrarietà all’accoglienza dei minori trasferiti dall’enclave, suscitando le critiche del governo centrale, che ha richiamato le amministrazioni territoriali al principio di solidarietà.

Il nodo dei rimpatri

La scelta di trasferire le 500 ragazze nella Spagna continentale arriva a poche ore dalle dichiarazioni della Commissione europea sulla necessità di procedere con i rimpatri delle persone presenti illegalmente a Ceuta.

Il portavoce della Commissione Markus Lammert ha indicato come priorità il mantenimento del controllo della situazione da parte delle autorità spagnole e marocchine e un rapido ritorno delle persone che non hanno diritto a rimanere a Ceuta. Bruxelles ha ricordato che le procedure di rimpatrio sono disciplinate dalla normativa europea e che esistono disposizioni specifiche anche per i minori non accompagnati.

La posizione europea non equivale tuttavia a un automatismo nei confronti dei minori. La direttiva europea sui rimpatri impone infatti garanzie specifiche: prima di adottare una decisione nei confronti di un minore non accompagnato devono essere coinvolti organismi appropriati e deve essere tenuto in considerazione, in via prioritaria, il superiore interesse del bambino.

È dunque su questo terreno che Madrid sembra intenzionata a muoversi, privilegiando nell’immediato la protezione delle ragazze considerate maggiormente esposte a rischi e trasferendole in strutture della penisola.

La pressione su Ceuta

L’emergenza è esplosa alla fine di luglio con un afflusso eccezionale attraverso il confine con il Marocco. Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska aveva stimato la settimana scorsa la presenza a Ceuta di circa 5.000 migranti in situazione irregolare, tra i quali quasi 1.900 minori. Secondo le stime riportate da Euronews, il 30 luglio decine di migliaia di persone avevano attraversato la frontiera, mentre la maggior parte era stata successivamente riportata in Marocco.

Rabat ha dichiarato la propria disponibilità a collaborare con Madrid e con l’Unione europea per il ritorno dei migranti, compresi i minori non accompagnati, mentre Bruxelles ha offerto alla Spagna anche il sostegno di Frontex ed Europol per la gestione delle frontiere e il contrasto alle reti di trafficanti.

La vicenda delle 500 ragazze mostra però quanto la questione diventi più complessa quando ai controlli di frontiera e alla politica dei rimpatri si sovrappone la tutela dei minori. Il governo Sánchez sembra intenzionato a distinguere almeno una parte dei minorenni dalla gestione generale dei migranti irregolari, puntando sull’accoglienza nella penisola per i soggetti ritenuti maggiormente vulnerabili.

Una scelta che rischia di alimentare ulteriormente lo scontro interno con le comunità autonome contrarie alle redistribuzioni e, allo stesso tempo, mette in evidenza la difficile ricerca di un equilibrio tra controllo delle frontiere, rimpatri e protezione dell’infanzia nel pieno di una delle più gravi crisi migratorie affrontate recentemente da Ceuta.

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