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“Vogliamo votare da qui”, la battaglia degli albanesi d’Italia

La campagna “Io voto” dal presidente albanese Nishani per discutere su questioni che toccano da vicino la comunità albanese in Italia. Soprattutto, il diritto degli emigrati di andare alle urne nei paesi dove vivono

 

Roma, 7 ottobre 2015 – Di diritto di voto degli albanesi all’estero si parla da anni. Specialmente prima delle ultime elezioni politiche tenutesi in Albania nel 2013. Tanti esponenti dei partiti, anche di quelli che oggi sono al governo e hanno la maggioranza nel Parlamento, vennero anche in Italia e promisero: “Questa volta venite a votare in Albania, ma la prossima vi assicuriamo che potrete dare il vostro voto senza che ci sia bisogno che voi torniate in Patria”.

Già, perché la legge albanese prevede che tutti i cittadini maggiorenni siano elettori, ma per esercitare il diritto di voto devono farlo solo in Albania. E con un milione di elettori che vivono all’estero, un terzo del totale, dare il diritto di voto in questo modo è come non darlo affatto ad una buona parte della società. 

Da anni si chiede, infatti, di poter votare da dove si vive, iscrivendosi magari in elenchi speciali, mandando il voto per posta oppure andando in seggi presso le ambasciate e i consolati albanesi. Ma la politica si ricorda di questo fatto solo alla vigilia di tornate elettorali e poi, per i quattro anni successivi, chi sa come se ne dimentica (vivendo all’estero, si vede che per gli emigrati vale il detto “lontani dagli occhi, lontani dal cuore”). 

In Italia, però, ci sono delle associazioni che del diritto di voto stanno facendo un cavallo da battaglia. È il caso del FARE, Forum delle associazioni albanesi di Reggio Emilia. Due anni fa, con lo slogan “Unë Votoj” – sarebbe “Io Voto” in italiano – in contemporanea con le elezioni in Albania hanno voluto sensibilizzare la comunità sull’impossibilità di esercitare il loro diritto. Hanno simulato le elezioni anche qui in Italia: centinaia di albanesi sono andati ai “seggi” aperti nelle sedi delle associazioni e “hanno votato” scheda bianca in segno di protesta. 

Oggi, dopo due anni dalle ultime promesse elettorali, le associazioni organizzatrici di “Io Voto” sono tornate alla carica. In una delle ultime riunioni hanno deciso di portare la loro questione direttamente all’attenzione della più alta carica dello stato. E ci sono riusciti finalmente: il 12 ottobre dei loro rappresentanti saranno ricevuti dal presidente della Repubblica, Bujar Nishani. Intanto continuano a lavorare ad avere incontri anche col presidente del Parlamento albanese e il ministro degli Esteri. 

“Poter esercitare il diritto di voto dove viviamo è la questione principale che vogliamo mettere sul tavolo. – dicono dal FARE per Shqiptarët në Romë – in agenda, però, abbiamo anche altre richieste, più o meno urgenti, ma tutte importanti per gli albanesi che vivono all’estero come l’istituzione di un Istituto nazionale per la tutela della lingua albanese e il suo insegnamento bambini degli Albanesi nati all’estero, sostenere e incoraggiare il ritorno degli studenti albanesi che studiano all’estero e gli immigrati a casa, ecc”. In poche parole, vogliono attirare l’attenzione su questioni che alla politica albanese pare interessi solo in vigilia di elezioni e delle quali ci si scorda all’indomani della conta dei voti. Speriamo che sia la volta buona.

Keti Biçoku

Nismëtarët e “Unë Votoj” i kërkojnë presidentit të drejtën e votës (Migreat.it)

 

 

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