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Ostacolare le navi ONG significa causare morti: 32 organizzazioni denunciano l’Italia

Roma, 17 luglio 2025 – Le politiche di ostruzione sistematica contro le navi di ricerca e soccorso (SAR) messe in atto dallo Stato italiano mettono a rischio migliaia di vite nel Mediterraneo centrale, una delle rotte migratorie più letali al mondo. In un comunicato congiunto, 32 organizzazioni internazionali chiedono l’immediata cessazione dei fermi amministrativi delle navi umanitarie e l’abrogazione dei decreti Piantedosi e Flussi, definiti strumenti repressivi che violano il diritto internazionale marittimo.

Negli ultimi mesi, il numero dei fermi è aumentato in modo allarmante: dal 2023, sono stati 29 i sequestri ai danni di navi delle ONG, per un totale di oltre 700 giorni bloccati in porto. Uno degli episodi più eclatanti ha riguardato la “Nadir”, nave di monitoraggio della ONG RESQSHIP, fermata due volte in un solo mese. Sorte simile per la “Sea-Eye 5”, colpita da accuse arbitrarie legate alla mancata osservanza di istruzioni portuali – istruzioni che impongono spesso porti di sbarco lontanissimi e trasbordi selettivi impossibili da attuare in condizioni di sicurezza a bordo.

Secondo le ONG firmatarie, tutto ciò risponde a un disegno preciso: allontanare le navi SAR dalle aree operative, limitando così drasticamente la loro capacità di salvare vite umane. “Senza la presenza delle ONG in mare, più persone moriranno, e le violazioni dei diritti umani continueranno nell’indifferenza”, ha dichiarato Janna Sauerteig di SOS Humanity.

Oltre ai giorni di fermo, le ONG denunciano 822 giorni di navigazione obbligata verso porti lontani, per un totale di 330.000 chilometri percorsi inutilmente. Una logica che consuma risorse, tempo e impedisce una presenza costante e rapida nelle zone critiche del Mediterraneo.

Le azioni legali avviate in Italia stanno però offrendo una resistenza significativa. Tribunali di Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone, Vibo Valentia, Ancona e Brindisi hanno riconosciuto l’illegittimità di numerosi fermi. L’8 luglio 2025, la Corte costituzionale italiana ha affermato che il diritto marittimo internazionale non può essere superato da norme punitive o discriminatorie, ribadendo che ostacolare il soccorso in mare è una violazione della legge.

Le organizzazioni ricordano che il mancato soccorso è un reato secondo la Convenzione SOLAS, la Convenzione sul salvataggio marittimo e l’UNCLOS. Ogni comandante di nave ha l’obbligo di prestare aiuto a chi si trova in pericolo, e ogni Stato con RCC deve facilitare immediatamente le operazioni di soccorso. Invece, si assiste a coordinamenti con la Guardia Costiera libica per respingimenti illegali, anche in acque maltesi, e a omissioni gravi da parte di Frontex, che spesso osserva naufragi e violenze senza intervenire.

La richiesta delle ONG è chiara: rilascio immediato della “Nadir”, abrogazione dei decreti Piantedosi e Flussi, e l’attuazione di un programma europeo di ricerca e soccorso coordinato, oltre all’apertura di vie legali e sicure per l’accesso in Europa.

“Quando gli Stati ostacolano le operazioni di salvataggio invece di facilitarle, non stanno applicando la legge: la stanno violando”, conclude Sauerteig.

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