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Meloni rilancia il «modello Albania»: l’Italia propone hub per i rimpatri in Africa finanziati dall’Ue

Roma, 2 agosto 2026 – Dopo l’emergenza migratoria esplosa a Ceuta, il governo italiano punta ad accelerare il confronto europeo sulle politiche di contrasto all’immigrazione irregolare. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è pronta a portare sul tavolo del prossimo Consiglio europeo una proposta che mira a estendere il cosiddetto “modello Albania”, prevedendo la realizzazione di nuovi hub per il rimpatrio dei migranti irregolari in Paesi terzi, in gran parte africani, con il sostegno finanziario dell’Unione europea.

La lettera dei 22 leader europei

L’iniziativa arriva all’indomani della lettera sottoscritta da 22 leader europei, nata – secondo quanto ricostruito – da un colloquio telefonico tra Meloni e la prima ministra danese Mette Frederiksen. Il documento rappresenta un nuovo tentativo di consolidare un fronte europeo favorevole a politiche più rigorose sul controllo delle frontiere esterne e sul contrasto all’immigrazione clandestina.

Per Palazzo Chigi, il sostegno raccolto dimostra come la gestione delle frontiere esterne non sia più considerata una questione nazionale, ma una responsabilità condivisa dell’intera Unione europea.

Sul piano interno, l’iniziativa viene letta anche come una risposta alle critiche delle opposizioni e di chi accusa il governo di isolamento sul fronte europeo.

La proposta: nuovi centri di rimpatrio nei Paesi terzi

L’Italia, attraverso il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, presenterà la proposta di creare una rete di hub destinati al rimpatrio dei migranti irregolari. A differenza dell’accordo con l’Albania, i nuovi centri sarebbero finanziati direttamente con risorse europee e localizzati in Stati extra-Ue.

Tra i Paesi che, secondo una lista preliminare, potrebbero essere coinvolti figurano:

  • Ruanda
  • Ghana
  • Senegal
  • Tunisia
  • Libia
  • Mauritania
  • Egitto
  • Uganda
  • Etiopia
  • Uzbekistan
  • Armenia
  • Montenegro

L’obiettivo è rendere più efficaci le procedure di rimpatrio, favorendo la collaborazione con gli Stati di origine e di transito dei flussi migratori.

Più cooperazione con l’Africa

Parallelamente, il governo italiano intende chiedere una piena applicazione del programma europeo GSP+, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027.

Il sistema collega i benefici commerciali concessi ai Paesi in via di sviluppo alla loro effettiva collaborazione nella riammissione dei cittadini che soggiornano irregolarmente nell’Unione europea. L’esecutivo italiano considera questo strumento uno degli elementi chiave per rafforzare la politica europea dei rimpatri.

Nelle intenzioni di Palazzo Chigi, questa strategia potrebbe rappresentare il primo passo verso un vero e proprio “Piano Mattei europeo”, capace di combinare cooperazione economica, sviluppo e gestione dei flussi migratori.

Il fronte europeo

La lettera dei 22 nasce anche dall’esperienza del gruppo informale dei cosiddetti “like minded”, formato da quindici Stati membri che condividono una linea comune sul contrasto all’immigrazione irregolare e alla tratta di esseri umani.

Tra i firmatari figura anche la Germania del cancelliere Friedrich Merz, la cui adesione conferisce particolare peso politico all’iniziativa.

Assente invece la Francia. Secondo fonti di Palazzo Chigi, la mancata adesione sarebbe riconducibile a una scelta politica, anche in considerazione della vicinanza del presidente Emmanuel Macron al premier spagnolo Pedro Sánchez.

Il confronto con la Spagna

Lo scontro tra Roma e Madrid resta uno dei temi centrali della fase politica apertasi dopo la crisi di Ceuta.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito nei giorni scorsi le proprie critiche verso le politiche migratorie del governo spagnolo, giudicando negativamente la regolarizzazione di centinaia di migliaia di migranti irregolari, ritenuta un possibile incentivo ai traffici gestiti dalle organizzazioni criminali.

Nel frattempo, l’Italia ha disposto una sospensione temporanea, della durata iniziale di un mese, dell’applicazione dell’area Schengen nei collegamenti marittimi e aerei con la Spagna per i cittadini extra-Ue. Una misura adottata in via cautelativa, la cui durata è ancora oggetto di valutazione da parte del governo.

Le reazioni politiche

Sul fronte interno non mancano le polemiche.

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha contestato l’efficacia della politica sui rimpatri dell’esecutivo, sostenendo che la Spagna abbia effettuato un numero maggiore di rimpatri in pochi giorni rispetto all’Italia negli ultimi anni.

Anche il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia ha chiesto che la presidente del Consiglio riferisca in Parlamento sull’evoluzione della situazione.

Dal canto suo, il governo rivendica di aver rafforzato il consenso europeo attorno alla propria linea sull’immigrazione, indicando nella cooperazione con i Paesi terzi e nel rafforzamento delle politiche di rimpatrio uno degli assi portanti della strategia italiana ed europea per la gestione dei flussi migratori.

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