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Adozioni internazionali. Vietate le scelte “razziste”

I genitori non possono mettere vincoli sull’etnia del minore. Sentenza della Cassazione

Roma – 1 giugno 2010 – Chi vuole adottare un bambino non deve fare scelte razziste, fissando requisiti etnici o legati al colore della pelle. Se lo fa, non è adatto a fare il genitore.

Lo hanno stabilito le sezioni unite civili della Cassazione (sentenza 13332), accogliendo il ricorso della Procura generale. Una decisione sollecitata dall’Associazione amici dei bambini (Ai.Bi.), dopo che  a Catania il Tribunale dei minori aveva accolto la richiesta di adozione di una coppia con il vincolo che non avrebbe accettato bambini di colore.

“Il decreto di idoneità all’adozione pronunciato dal Tribunale per i minorenni non può essere emesso sulla base di riferimenti alla etnia dei minori adottandi, nè può contenere indicazioni relative a tale etnia” scrivono i supremi giudici presieduti dal primo presidente Vincenzo Carbone. E se "tali discriminazioni siano espresse dalla coppia di richiedenti, esse vanno apprezzate dal giudice di merito nel quadro della valutazione della idoneità degli stessi alla adozione internazionale”.

Secondo la Cassazione, "il bisogno di genitorialità" deve coniugarsi con “l’accettazione della identità e della diversità del minore”, e chi sceglie in base al colore della pelle rivela "carenze nella capacità di accoglienza e inadeguatezza” al percorso di integrazione del minore straniero. Il tribunale dei minori, quindi, oltre ad “escludere la legittimità delle limitazioni“indicate dai genitori, “dovrà porsi anche il problema della compatibilità della relativa indicazione con la configurabilità di una generale idoneità all’adozione”.

Un “ruolo fondamentale” per “prevenire opzioni di impronta discriminatoria” lo giocano i servizi sociali ed enti che si occupano di adozioni. Devono infatti fornire, si legge ancora nella sentenza, un “sostegno psicologico che favorisca il superamento delle difficolta’ cui gli aspiranti all’adozione vanno incontro vuoi per l’impreparazione all’accoglienza di un bimbo che non sia a propria immagine, vuoi per il timore di fenomeni di xenofobia che espongano a rischio l’integrazione del minore nell’ambiente sociale e creino in lui problemi di disadattamento".

EP

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