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All’Aquila partiti 24 richiedenti asilo verso la Calabria, resta l’emergenza per altri sei migranti

Roma, 8 gennaio 2026 – Sono partiti questa mattina dall’Aquila 24 richiedenti asilo, originari di Pakistan e Afghanistan, trasferiti con un autobus privato allestito davanti alla Questura. Il gruppo sarà redistribuito in centri di accoglienza in Calabria, nelle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia.

In città restano sei migranti, per i quali continua l’impegno delle realtà solidali e delle istituzioni locali.

La notte della solidarietà a piazza d’Armi

Nella serata di ieri, all’interno degli spazi della mensa di Celestino, nel complesso di piazza d’Armi, sono state allestite brandine per tutti e 30 i richiedenti asilo. Contemporaneamente, decine di persone hanno risposto a un appello di solidarietà, portando coperte, vestiti e beni di prima necessità.

Una “gara” silenziosa, fatta di sacchetti e scatoloni, che per Paolo Giorgi, responsabile della Fraterna Tau Onlus, rappresenta anche un omaggio alla memoria di padre Quirino Salomone, padre spirituale della struttura scomparso un anno fa.

Mobilitazione civica e presa di posizione politica

L’iniziativa è stata rilanciata sui social dalla consigliera comunale Simona Giannangeli, che ha promosso un presidio davanti alla chiesa di San Bernardino a piazza d’Armi. Nel suo messaggio, Giannangeli parla di “violenza istituzionale” e richiama la memoria di una città che conosce cosa significhi perdere una casa, affidando all’appello il messaggio: “L’Aquila resta umana”.

Sul posto erano presenti anche esponenti dell’opposizione, tra cui i consiglieri comunali Paolo Romano, Lorenzo Rotellini e Stefano Albano, oltre al senatore dem Michele Fina, che ha confermato l’intenzione di portare il caso all’attenzione del Parlamento.

Il ruolo dei sindacati

A coordinare gli aiuti anche il segretario generale della Cgil L’Aquila, Francesco Marrelli, insieme alla sindacalista Miriam Del Biondo, che ha sottolineato come “ci sia un’altra città”: una comunità che ha risposto alla chiamata, accorrendo a piazza d’Armi, dove è stato allestito un dormitorio di fortuna.

In attesa di soluzioni strutturali, la vicenda restituisce l’immagine di una città ferita ma solidale, capace di mobilitarsi di fronte all’emergenza e di tenere viva l’attenzione sui diritti e sulla dignità delle persone.

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