Roma, 19 maggio 2026 – Ventisette organizzazioni della società civile impegnate nella tutela dei minori migranti hanno lanciato un appello al Governo e al Parlamento contro alcune misure contenute nel nuovo Disegno di Legge Immigrazione (S.1869), attualmente all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Secondo le associazioni, alcune modifiche previste dal provvedimento rischiano di compromettere i percorsi di inclusione sociale e lavorativa dei giovani arrivati soli in Italia durante la minore età.
Tra i promotori dell’appello figurano realtà come ActionAid, Amnesty International Italia, Caritas Italiana, Save the Children Italia, Oxfam Italia e Intersos, insieme ad altre organizzazioni attive nel settore della protezione dei minori stranieri non accompagnati.
Al centro delle preoccupazioni vi è il possibile ridimensionamento del cosiddetto “prosieguo amministrativo”, lo strumento previsto dalla Legge 47 del 2017, nota come Legge Zampa, che consente ai ragazzi diventati maggiorenni di continuare a ricevere supporto educativo, abitativo e formativo fino ai 21 anni. Il nuovo DDL, invece, introdurrebbe un limite massimo fissato a 19 anni.
Secondo le organizzazioni firmatarie, questa riduzione potrebbe interrompere percorsi già avviati di studio, formazione professionale e inserimento lavorativo, aumentando il rischio di marginalità sociale e sfruttamento. Le associazioni sottolineano inoltre come tale modifica creerebbe una disparità rispetto ai giovani italiani inseriti in comunità o in affido familiare, che possono continuare a beneficiare di misure di sostegno fino ai 21 anni.
Nel comunicato, le organizzazioni evidenziano che il passaggio alla maggiore età rappresenta una fase particolarmente delicata per i minori stranieri non accompagnati, soprattutto in assenza di una rete familiare di riferimento. Proprio in questo momento, spiegano, la continuità del supporto può determinare la differenza tra un reale percorso di autonomia e una situazione di vulnerabilità.
Ulteriori timori riguardano le modifiche previste in materia di rimpatrio assistito. Le associazioni contestano in particolare il trasferimento delle competenze decisionali dall’autorità giudiziaria a quella amministrativa, sostenendo che decisioni così rilevanti per il futuro dei minori debbano continuare a essere affidate al Tribunale per i minorenni, garantendo il pieno rispetto del superiore interesse del minore.
Il DDL contiene inoltre le disposizioni per l’attuazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Secondo le organizzazioni, alcune norme potrebbero comportare una riduzione delle tutele previste per i minori non accompagnati, soprattutto per quanto riguarda le procedure accelerate, la qualità della tutela legale e il possibile trattenimento durante le procedure di screening successive all’arrivo in Italia.
Per questo motivo, le associazioni chiedono che il testo venga modificato durante l’iter parlamentare, mantenendo la possibilità di valutare caso per caso il prosieguo amministrativo fino ai 21 anni, garantendo il diritto all’ascolto dei giovani coinvolti e preservando le competenze del Tribunale per i minorenni in materia di rimpatrio assistito.
“Non si tratta solo di norme, ma di percorsi reali”, spiegano le organizzazioni nel comunicato. “Accompagnare questi ragazzi verso l’autonomia non è un costo, ma un investimento che produce inclusione, stabilità e coesione sociale”.


