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Decreto flussi, arresti a Firenze: ipotesi di abusi tra false pratiche e click day

Roma, 18 febbraio 2026 – Due misure cautelari, una in carcere e una agli arresti domiciliari, sono state eseguite dalla polizia di Stato nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Firenze su presunti abusi legati al decreto flussi. L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Firenze con il supporto dell’Ispettorato del Lavoro dell’area metropolitana.

I provvedimenti riguardano un cittadino del Bangladesh, titolare di attività commerciali a Firenze e residente tra il capoluogo toscano e Londra, e una cittadina italiana. Secondo quanto comunicato dagli inquirenti, agli indagati vengono contestate diverse condotte riconducibili ai reati di induzione nel falso ideologico e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’attività investigativa si inserisce in un filone più ampio che aveva già portato, prima dell’estate scorsa, all’arresto di altri due soggetti. Uno di questi ha successivamente intrapreso un percorso di collaborazione con l’autorità giudiziaria, elemento che avrebbe consentito di far emergere ulteriori episodi e nuovi profili di responsabilità.

Secondo l’ipotesi accusatoria, al centro dell’inchiesta vi sarebbe un utilizzo distorto del decreto flussi, il meccanismo che regola l’ingresso in Italia di lavoratori stranieri per motivi di lavoro subordinato. Le presunte irregolarità riguarderebbero la predisposizione di documentazione ritenuta ideologicamente falsa, finalizzata a dimostrare la sussistenza dei requisiti necessari per ottenere il nulla osta all’ingresso rilasciato dalle Prefetture.

Un ulteriore profilo contestato riguarda l’uso del cosiddetto “click day”, la procedura telematica con cui vengono inoltrate le domande nei limiti delle quote stabilite annualmente. Secondo l’accusa, i tempi e le modalità di invio delle istanze sarebbero stati sfruttati in modo improprio per agevolare l’ingresso di cittadini extracomunitari, in prevalenza provenienti dal Bangladesh.

L’ipotesi investigativa è che il canale legale previsto per l’assunzione di lavoratori stranieri sia stato utilizzato come strumento per consentire l’ingresso in Italia di persone destinate a finalità diverse rispetto alla stipula di un effettivo rapporto di lavoro subordinato, come formalmente dichiarato nelle pratiche.

I reati ipotizzati comprendono l’induzione in errore del pubblico ufficiale nell’adozione di atti amministrativi – con riferimento ai nulla osta rilasciati – e atti diretti a procurare l’ingresso illegale nel territorio dello Stato in violazione della normativa vigente in materia di immigrazione.

Nell’ambito della stessa inchiesta risultano coinvolti anche altri tre indagati, due cittadini di origine albanese e un italiano. Per loro il giudice per le indagini preliminari, a seguito delle richieste della Procura, ha fissato gli interrogatori di garanzia.

Le indagini proseguono per accertare l’eventuale estensione del fenomeno e verificare il numero complessivo di pratiche ritenute irregolari. Resta fermo, come previsto dalla legge, il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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