Roma, 27 novembre 2025 – Un’importante novità arriva sul fronte dell’immigrazione regolare: i discendenti di cittadini italiani provenienti da alcuni Paesi potranno entrare e soggiornare in Italia per lavoro subordinato al di fuori delle tradizionali quote del decreto flussi. A stabilirlo è un decreto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale e firmato congiuntamente dai Ministeri dell’Interno e del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Il provvedimento individua sette Stati considerati “di destinazione di rilevanti flussi di emigrazione italiana”, cioè Paesi che storicamente hanno accolto grandi comunità di italiani e che oggi ospitano più di 100 mila iscritti all’AIRE – condizione ritenuta essenziale per definire la rilevanza del fenomeno migratorio. Si tratta di Argentina, Brasile, Stati Uniti d’America, Australia, Canada, Venezuela e Uruguay.
Secondo il decreto, i cittadini di questi Stati che possiedono la qualità di discendenti di un cittadino italiano potranno ottenere un ingresso per lavoro fuori-quota, attivando un nuovo canale previsto dall’art. 27, comma 1-octies del Testo Unico Immigrazione (Dlgs 286/1998). Questa possibilità è frutto della recente conversione in legge del D.L. 36/2025, dedicato alle “Disposizioni urgenti in materia di cittadinanza”, che ha introdotto nel sistema normativo l’obiettivo di favorire l’immigrazione di ritorno.
Il Ministero degli Esteri sottolinea che la scelta dei Paesi è stata effettuata “sulla base della consistenza attuale delle collettività italiane ivi residenti”, riconoscendo il forte radicamento delle comunità italiane oltreoceano. Allo stesso tempo, il decreto apre alla possibilità che, in futuro, ulteriori Stati possano essere inclusi, rimandando “a successivi eventuali provvedimenti l’estensione ad altri Paesi”.
Questa misura si inserisce in una strategia più ampia volta a rafforzare i legami con la diaspora italiana, facilitare il rientro delle nuove generazioni e rispondere alla crescente domanda di lavoratori in diversi settori dell’economia nazionale. Una scelta che guarda al futuro, ma che affonda le sue radici nella storia dell’emigrazione italiana.


