Roma, 13 luglio 2026 – Gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione europea sono diminuiti del 37% nei primi sei mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tra gennaio e giugno Frontex ha registrato poco più di 49mila attraversamenti, sulla base dei dati preliminari raccolti dagli Stati membri.
Secondo l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, la diminuzione è legata alla cooperazione con i Paesi partner e alle misure preventive adottate nei principali Stati di partenza. Queste iniziative avrebbero contribuito a ridurre il numero delle imbarcazioni dirette verso le coste europee.
I dati si riferiscono tuttavia alle rilevazioni degli attraversamenti e non necessariamente al numero delle persone: uno stesso individuo può essere registrato più volte qualora attraversi la frontiera esterna in luoghi differenti.
Mediterraneo orientale e centrale restano le rotte principali
Nonostante la flessione complessiva, il Mediterraneo orientale e quello centrale continuano a essere le rotte più utilizzate. Insieme rappresentano oltre il 60% degli ingressi irregolari rilevati nell’Unione europea.
Nel Mediterraneo orientale sono stati registrati oltre 16.600 attraversamenti, il 20% in meno rispetto al primo semestre del 2025. Il corridoio dalla Libia verso Creta è risultato il più attivo, superando le rilevazioni effettuate alle frontiere terrestri con la Turchia e nelle isole dell’Egeo.
Ancora più marcata la diminuzione sulla rotta del Mediterraneo centrale, che interessa direttamente l’Italia. Gli arrivi sono stati circa 14.300, con un calo del 52% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La Libia rimane il principale Paese di partenza, mentre tra le nazionalità maggiormente rilevate figurano cittadini del Bangladesh, della Somalia e del Sudan.
Il quadro libico continua però a essere instabile. I nuovi scontri tra gruppi armati ad Al-Zawiya hanno evidenziato ancora una volta la fragilità della sicurezza lungo la costa occidentale del Paese.
Aumentano le partenze dall’Algeria
La rotta del Mediterraneo occidentale è l’unica tra quelle principali ad aver registrato un aumento. Gli attraversamenti sono stati circa 7.900, il 17% in più rispetto al primo semestre del 2025.
La crescita è stata alimentata soprattutto dalle partenze dall’Algeria e dagli arrivi diretti verso le isole Baleari. Secondo Frontex, i controlli più severi in Marocco e lungo altre rotte potrebbero aver spinto parte delle reti di trafficanti a trasferire le partenze verso le coste algerine.
Il calo più consistente riguarda invece la rotta dell’Africa occidentale, con circa 3.700 attraversamenti e una diminuzione del 67%. Frontex attribuisce il dato alle misure adottate da Mauritania, Senegal e Gambia in collaborazione con la Spagna e con l’Unione europea.
Quasi 1.300 morti nel Mediterraneo
Alla riduzione degli arrivi non corrisponde però la fine dell’emergenza umanitaria. Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni riportati da Frontex, quasi 1.300 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo dall’inizio del 2026.
«Dietro ogni numero c’è una persona», ha ricordato il direttore esecutivo dell’Agenzia, Hans Leijtens, sottolineando che uomini, donne e bambini continuano a essere inviati in mare dalle organizzazioni criminali su imbarcazioni sovraffollate e non adatte alla navigazione.
Nel primo semestre è diventato inoltre operativo il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che introduce procedure standardizzate di identificazione e controllo alle frontiere esterne. Gli agenti di Frontex assistono gli Stati membri nell’accertamento della nazionalità, nella raccolta dei dati biometrici e nella verifica dei documenti.
Il calo degli attraversamenti rappresenta dunque un cambiamento significativo, ma non elimina le criticità. Le rotte possono spostarsi rapidamente, adattandosi ai controlli, mentre il numero delle vittime dimostra quanto il viaggio verso l’Europa continui a essere pericoloso.


