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Immigrati extra Ue, occupazione al 61%: quasi 1,8 milioni di lavoratori regolari in Italia

Roma, 25 maggio 2026 – In Italia la presenza dei cittadini extra Ue è sempre più stabile e legata al mondo del lavoro. Secondo i dati del rapporto annuale sulla presenza dei migranti nelle Città metropolitane, al 31 dicembre 2024 i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti erano 3.810.741, in aumento del 5,6% rispetto all’anno precedente. Una popolazione ormai strutturale nel tessuto sociale ed economico del Paese, concentrata soprattutto nel Centro-Nord e nelle grandi aree urbane.

Il dato più significativo riguarda l’occupazione. Nel 2024 i lavoratori non comunitari occupati in Italia erano 1.766.720, pari al 7,4% del totale degli occupati con più di 15 anni. Il tasso di occupazione si attesta intorno al 61%, un valore di poco inferiore a quello degli italiani e, in alcune città metropolitane, persino superiore. È il caso di Catania, Napoli e Roma, dove la partecipazione al lavoro dei cittadini extra Ue supera quella della popolazione italiana.

La distribuzione territoriale conferma il peso del Nord. Il 60% dei cittadini non comunitari vive nelle regioni settentrionali, con il 35,7% nel Nord-Ovest e il 24,2% nel Nord-Est. Il Centro accoglie il 23,1%, mentre il Mezzogiorno e le Isole restano su quote più basse, rispettivamente il 12,5% e il 4,6%. Milano e Roma da sole concentrano oltre un quinto della popolazione extra Ue regolarmente soggiornante: il 13% nella città metropolitana di Milano e il 9% in quella di Roma.

Il quadro mostra anche una presenza sempre meno temporanea. Più della metà dei cittadini non comunitari, il 52,8%, possiede un permesso di soggiorno di lungo periodo. Questo elemento indica un radicamento crescente, fatto di lavoro, famiglie, percorsi scolastici e legami territoriali. Nel 2024 sono stati rilasciati 290.119 nuovi permessi di soggiorno, in calo del 12,3% rispetto all’anno precedente, mentre le acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di cittadini di Paesi terzi sono state 199.797, in aumento dell’1,9%.

Le differenze tra territori restano però molto marcate. I tassi di occupazione più alti tra i lavoratori non comunitari si registrano a Milano, con il 68,7%, Firenze, con il 68,6%, Roma, con il 66,9%, e Genova, con il 66,3%. Al contrario, valori inferiori alla media nazionale si osservano a Messina, Bari, Napoli e Palermo. Anche la disoccupazione cambia molto da città a città: si passa dal 6,1% di Roma al 27,9% di Napoli.

Accanto al lavoro dipendente cresce anche il ruolo dell’imprenditoria migrante. Al 31 dicembre 2024 le imprese a guida extra Ue erano 528.525, pari al 9% del totale nazionale, con una crescita dell’1,2% rispetto al 2023. Milano, Roma e Napoli sono le città con il maggior numero di attività, mentre le incidenze più elevate sul totale delle imprese si registrano a Firenze, Genova e Milano.

Il rapporto OCSE-Ministero del Lavoro sullo stato dell’integrazione conferma tuttavia che il lavoro non basta da solo a garantire piena inclusione. Gli immigrati contribuiscono in modo significativo alla forza lavoro italiana e sono in larga maggioranza in età lavorativa, ma restano spesso concentrati in mansioni a bassa qualifica. L’OCSE segnala anche livelli elevati di povertà lavorativa, sovraffollamento abitativo e sottoutilizzo delle competenze, soprattutto tra le donne.

Il dato complessivo, quindi, racconta un’Italia che dipende sempre di più dal contributo dei lavoratori stranieri, ma che deve ancora trasformare questa presenza in piena integrazione sociale ed economica. In un Paese segnato dall’invecchiamento della popolazione e dal calo delle nascite, i cittadini extra Ue rappresentano una componente essenziale del mercato del lavoro. La sfida non è più soltanto regolare gli ingressi, ma rendere stabile, qualificato e dignitoso il loro inserimento nella società italiana.

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