Roma, 22 maggio 2026 – Dal 22 maggio 2026 sono in vigore in Italia le nuove norme sul permesso unico di lavoro per i cittadini di Paesi terzi. Il cambiamento arriva con il decreto legislativo 16 aprile 2026, n. 83, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con cui l’Italia recepisce la direttiva europea 2024/1233. L’obiettivo è rendere più semplice e trasparente la procedura che consente a una persona straniera di soggiornare e lavorare regolarmente nel territorio italiano.
La novità più rilevante riguarda i tempi. Dopo l’ingresso in Italia, il permesso unico di lavoro dovrà essere rilasciato dalla Questura entro 30 giorni dal completamento della domanda. Si riduce così il termine previsto per questa fase, che in precedenza era di 60 giorni. Resta invece invariato il termine di 60 giorni per il rilascio del nulla osta al lavoro da parte dello Sportello unico per l’immigrazione. Nel complesso, quindi, la procedura viene articolata in due passaggi: 60 giorni per il nulla osta e 30 giorni per il permesso, per un totale di 90 giorni.
Il decreto interviene direttamente sul Testo unico sull’immigrazione, modificando in particolare le disposizioni sul rilascio dei titoli di soggiorno e introducendo tempi più certi per le procedure. Per i rinnovi dei permessi e per i permessi ordinari che non richiedono il nulla osta, il termine viene invece portato da 60 a 90 giorni. Di conseguenza, anche il cittadino straniero avrà 90 giorni prima della scadenza, e non più 60, per presentare la domanda di rinnovo.
Un altro aspetto importante riguarda il formato del documento. Il nuovo permesso di soggiorno elettronico, conforme agli standard europei di sicurezza e anticontraffazione, recherà la dicitura esplicita “perm. unico lavoro”. Inoltre, nei campi dedicati alle annotazioni saranno inserite informazioni aggiuntive sulle condizioni di lavoro, sui diritti riconosciuti e sulle garanzie procedurali previste per i lavoratori stranieri e per i loro familiari.
La riforma introduce anche un obbligo di maggiore trasparenza a carico dei datori di lavoro. Chi presenta la richiesta di nulla osta dovrà informare tempestivamente il lavoratore straniero su tutte le comunicazioni relative alla procedura, compreso l’eventuale esito negativo della domanda. Si tratta di un passaggio pensato per evitare che il lavoratore resti escluso dalle informazioni essenziali sul proprio percorso amministrativo.
Non tutti i permessi di soggiorno rientrano però nella nuova disciplina del permesso unico. La normativa esclude diverse categorie, anche quando il titolo consente comunque lo svolgimento di attività lavorativa. Tra queste figurano, ad esempio, i lavoratori autonomi, gli investitori, i dirigenti e il personale altamente specializzato, i lavoratori marittimi, i lavoratori distaccati, i nomadi digitali, gli studenti, i tirocinanti, i titolari di protezione speciale, le vittime di tratta, violenza domestica o grave sfruttamento lavorativo, le persone soggiornanti per motivi di salute, calamità, cure mediche, motivi religiosi, residenza elettiva o acquisto della cittadinanza.
Il permesso unico di lavoro nasce a livello europeo per riunire in un’unica procedura il diritto al soggiorno e l’accesso al lavoro, garantendo al tempo stesso un insieme comune di diritti ai lavoratori di Paesi terzi regolarmente soggiornanti negli Stati membri. La direttiva UE 2024/1233 punta infatti a razionalizzare le procedure di ingresso e permanenza e a rafforzare le garanzie per chi lavora legalmente nell’Unione europea.
Per i cittadini stranieri e per i datori di lavoro, l’effetto pratico sarà una maggiore definizione dei tempi e degli obblighi informativi. La riduzione a 30 giorni della fase successiva all’ingresso in Italia potrebbe contribuire a limitare le attese e le incertezze burocratiche, anche se molto dipenderà dall’effettiva capacità degli uffici competenti di rispettare i nuovi termini. Per ora, la riforma segna un passaggio importante nel tentativo di rendere più ordinato e trasparente il rapporto tra immigrazione regolare, soggiorno e lavoro.


