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Immigrazione in Italia, con l’emergenza sanitaria gli stranieri sono stati trasformati in “untori”

Roma, 17 dicembre 2020 – Si può dire che il tema dell’immigrazione in Italia non sia stato oscurato dall’emergenza sanitaria. E’ stato ridimensionato, ma certamente non dimenticato dalle maggiori testate che, in alcune occasioni, hanno continuato a strumentalizzare la questione per provocare allarmismo e tentare di trovare un colpevole alla paura dei cittadini. Se una volta gli immigrati irregolari, infatti, venivano associati automaticamente alla piccola criminalità, oggi sono stati trasformati in “untori”.

patto ue immigrazione

Immigrazione in Italia, come i giornali ne hanno parlato durante la pandemia

Secondo il Rapporto 2020 di Carta di Roma, intitolato Notizie di transito, i quotidiani hanno creato titoli sull’immigrazione in Italia, negli ultimi 10 mesi, almeno 6.402 volte. Si fa riferimento, chiaramente, alle maggiori testate: Avvenire, La Verità, Libero Quotidiano, Il Giornale, La Repubblica, La Stampa, il Corriere della Sera, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Messaggero e Il Fatto Quotidiano. Tutte queste, da sole, guadagnano l’attestato delle “dieci testate più prolifiche sulle migrazioni”. Raccolgono, infatti, il 67% dei titoli sul tema.

In media, quindi, da marzo è uscito un titolo sull’immigrazione in Italia ogni quattro persone arrivate via mare nello stesso periodo. Si parla di 21,3 articoli al giorno sui migranti, un dato che cresce soprattutto durante il periodo estivo. Ad aprile, infatti, si registravano circa 12,9 titoli giornalieri, mentre ad agosto 30,1. “In Italia c’è sempre una dissociazione profonda tra realtà e percezione. Per molto tempo la criminalità degli stranieri è stato l’elemento caratterizzante dell’informazione sul tema. Quest’anno non è così, non solo: l’evidenza nei titoli sugli immigrati crolla in alcuni momenti, come a marzo, e riprende in altri, in particolare in estate. Questo perché è salito alla ribalta un altro straniero: uno straniero senza volto, il virus.

La comunicazione e la politica hanno bisogno della paura e da un anno a questa parte straniero fa meno paura, anzi non fa più notizia”, spiega il sociologo Ilvo Diamanti.

La paura dei migranti

L’immigrazione irregolare in Italia è stata nel tempo strumentalizzata dalla politica, e di conseguenza anche dai giornali. Da essa è nata la paura e l’attenzione sulla migrazione. Tra i termini più utilizzati per descriverla, infatti, ci sono “campo”, che riporta sia al luogo del contenimento dei rifugiati, il campo profughi, che al luogo di impiego in cui spesso si trovano a lavorare. Poi ancora “porto”, ovvero dove approdano, mare o sbarchi. Il tutto ha sempre un’accezione politica. Viene collegato a personaggi politici italiani come Matteo Salvini e ai suoi casi giudiziari, oppure ad altri internazionali come Erdogan.

Ed essendo il virus oggi la vera paura, anche l’immigrazione in Italia è stata collegata alla pandemia. Di fatto, i migranti sono stati etichettati come “portatori del virus”, come possibili untori. Così si è rievocato il famoso “allarme”, facendo emergere il linguaggio emergenziale. “La cornica criminalità è stata sostituita da un’altra cornice negativa, quella dell’allarme sanitario per il Covid 19 e del rischio della diffusione del contagio”, sottolinea il report.

Ora il 13% dei titoli sui migranti è legato all’allarme sanitario. L’attenzione viene concentrata sull’origine del virus, sul binomio immigrazione-malattia, sulle regole differenziate per i migranti e sul costo economico dell’assistenza. “Questi casi contravvengono ai principi e alle buone pratiche di copertura della pandemia. Alimentano lo stigma verso potenziali malati e amplificano il ruolo di un gruppo specifico nella diffusione del contagio. Fino a spolverare storiche e letterarie credenze e dicerie sugli untori”, si legge nel rapporto.

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