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Ires Cgil: “Si rischiano nuove Rosarno, il sud è una polveriera”

L’istituto di ricerca ha mappato le province dove sfruttamento e crisi economica colpiscono maggiormente i lavoratori stranieri. Caserta, Crotone e Napoli i fronti più caldi

 

Roma –  1 luglio 2011 – I fatti di Rosarno del gennaio dello scorso anno, come quelli di Castel Volturno del settembre 2008, non sono casi isolati ed episodici ma il frutto di ‘equilibri distorti’ che permangono non solo in quelle stesse aree colpite dalla ‘rivolta degli immigrati’ ma in tante altre parti del paese: potenziali ‘nuove Rosarno’ che specie in alcune zone del Mezzogiorno sono vere e proprie ‘polveriere’.

Prendendo come paradigma il caso Rosarno, l’Ires Cgil – in collaborazione con il dipartimento Mezzogiorno e l’ufficio Immigrazione della Cgil insieme con le categorie Flai e Fillea – ha realizzato e presentato oggi una ricerca sul territorio dal titolo ‘Immigrazione, sfruttamento e conflitto sociale’. Una vera e propria mappatura delle aree a rischio del paese da dove emerge che le provincie di Caserta, di Crotone e di Napoli, sono le prime tre nella classifica tra le quindici provincie a maggior propensione rischio di conflittualità sociale.

La rivolta degli immigrati di Rosarno, come quella di Castel Volturno, non ha infatti una genesi casuale, “non è una mera questione di ordine pubblico in cui affiorano d’improvviso gravissimi atti di razzismo e xenofobia”, come spiega la ricerca, ma è il prodotto di una serie di fattori, di “equilibri distorti”. Profondi squilibri territoriali e di sviluppo che vanno ricercati nella “crisi economica, nelle condizioni di lavoro particolarmente dure al limite della schiavitù, in un sistema d’impresa in cui la contrazione del costo del lavoro è l’unica risposta per migliorare la competitività e in cui il peso del sommerso è sempre maggiore, nelle connivenze con la criminalità organizzata e nella mancanza di controlli da parte delle istituzioni”.

La mappatura prodotta dall’Ires sui ‘territori a rischio’ di conflittualità sociale è quindi il frutto dell’aggregazione di quattro indici che corrispondono alla qualità dello sviluppo economico, dello sviluppo occupazionale, sociale e dell’insediamento della popolazione straniera. La combinazione di questi quattro indici, calcolati a livello provinciale, ha prodotto la classifica delle quindici provincie italiane a maggior propensione rischio di conflittualità sociale. Oltre le citate Caserta, Crotone e Napoli, potenziali rischi investono in successione le provincie di Siracusa, Ragusa, Caltanissetta, Reggio Calabria, Salerno, Catania, Trapani, Foggia, Taranto, Palermo, Agrigento e Lecce.

“La qualità del lavoro e della vita stessa degli immigrati è un paradigma imprescindibile per valutare la qualità sociale di un territorio” sostengono le segretarie confederali della Cgil, Vera Lamonica e Serena Sorrentino. I fatti di Rosarno, aggiungono le sindacaliste, “devono essere il punto di riferimento per determinare quelle politiche sull’immigrazione, sul lavoro sommerso e sulla legalità per produrre un complessivo miglioramento della qualità sociale”.

 

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Rapporto Ires Cgil. Immigrazione, sfruttamento e conflitto sociale

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