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La Coldiretti: “Al via la regolarizzazione, ma non basta. Semplificare burocrazia”

Roma, 1 giugno 2020 – La regolarizzazione dei migranti non basta a risolvere il problema della mancanza di lavoro nelle campagne dove è necessaria subito una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa ridurre la burocrazia e consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori in un momento in cui scuole, università e molte attività economiche sono rallentate e tanti sono in cassa integrazione.

E’ la richiesta che arriva dalla Coldiretti in occasione dell’avvio delle procedure per l’emersione dei rapporti di lavoro e il rilascio di permessi di soggiorno temporaneo previste dall’articolo 103 del decreto legge numero 34 del 19 maggio 2020.

In questo contesto – sottolinea la Coldiretti – è invece rilevante l’apertura delle frontiere italiane dal 3 giugno ai cittadini europei senza obbligo di quarantena con il possibile ritorno dei circa 150mila lavoratori stagionali comunitari provenienti da Romania, Polonia e Bulgaria e altri Paesi europei e dell’area Schengen rimasti fino ad ora bloccati per la pandemia mentre per quelli extracomunitari occorrerà attendere il 15 giugno.

Si tratta di una decisione che – precisa la Coldiretti – consente di garantire professionalità ed esperienza alle imprese agricole italiane grazie al coinvolgimento temporaneo delle medesime persone che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese. Secondo le stime della Coldiretti più di ¼ del Made in Italy a tavola viene raccolto nelle campagne da mani straniere con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero, fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore. La comunità di lavoratori agricoli europei più presente in Italia – spiega Coldiretti – è quella rumena con 107591 occupati ma tra gli europei ci sono tra gli altri anche polacchi (13134) e bulgari (11261).

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