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Migranti, Keller: “Anche l’Italia segue la via delle regolarizzazioni”

Roma, 10 giugno 2026 – La gestione dei flussi migratori torna al centro del confronto europeo, questa volta non solo sul terreno dei controlli e dei rimpatri, ma anche su quello delle regolarizzazioni e dell’inserimento lavorativo. A riaprire il dibattito è Fabienne Keller, eurodeputata di Renew Europe e relatrice del Parlamento europeo sul regolamento relativo alle procedure di asilo, intervenuta a Bruxelles durante una conferenza stampa dedicata all’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo.

Secondo Keller, il caso spagnolo non sarebbe isolato. L’eurodeputata ha infatti sottolineato che anche l’Italia starebbe effettuando un numero simile di regolarizzazioni, riguardanti in gran parte migranti di origine asiatica. Un’affermazione che inserisce il tema italiano in un quadro più ampio, europeo, nel quale la distinzione tra gestione dell’irregolarità, esigenze del mercato del lavoro e coordinamento tra Stati membri diventa sempre più centrale.

La Spagna ha scelto una linea politica chiara, puntando su una procedura straordinaria destinata a far emergere centinaia di migliaia di persone già presenti sul territorio nazionale. Una scelta che Madrid presenta come strumento di integrazione, contrasto allo sfruttamento e risposta alle necessità economiche di settori che faticano a trovare manodopera. Keller, nel richiamare il caso italiano, sembra suggerire che anche altri Paesi europei si stiano muovendo, pur con modalità diverse, lungo una strada simile.

Il punto politico, tuttavia, non riguarda soltanto le singole decisioni nazionali. Per l’eurodeputata francese, nello spirito del nuovo Patto europeo, gli Stati membri dovranno coordinarsi maggiormente per mantenere la fiducia reciproca. Le regolarizzazioni, infatti, restano oggi competenza dei governi nazionali, ma possono avere effetti sull’intero spazio europeo, soprattutto in un sistema che punta a rendere più integrate le procedure di asilo, accoglienza, rimpatrio e solidarietà tra Paesi.

Il riferimento di Keller arriva in un momento delicato. Il Patto migrazione e asilo, approvato dopo anni di negoziati, entra nella sua fase decisiva di applicazione. L’obiettivo dichiarato dell’Unione europea è costruire un sistema più ordinato e prevedibile, capace da un lato di accelerare le procedure e rafforzare i controlli alle frontiere esterne, dall’altro di garantire una distribuzione più equilibrata delle responsabilità tra gli Stati membri.

Accanto alla dimensione del controllo, Bruxelles cerca però di rafforzare anche i canali legali di ingresso. In questo senso si inserisce il riferimento al cosiddetto “Talent Pool”, lo strumento europeo pensato per favorire l’incontro tra cittadini di Paesi terzi e imprese europee alla ricerca di manodopera. L’idea è quella di rispondere in modo più strutturale alle carenze di personale in diversi settori produttivi, riducendo al tempo stesso il ricorso a percorsi irregolari e vulnerabili allo sfruttamento.

Il tema resta politicamente sensibile. Le regolarizzazioni sono spesso al centro di forti contrapposizioni: per i sostenitori rappresentano un atto di realismo, utile a far emergere lavoro sommerso e persone già radicate nei territori; per i critici rischiano invece di essere percepite come un incentivo a nuovi ingressi irregolari. La discussione europea si muove proprio su questo crinale: trovare un equilibrio tra sicurezza, legalità, fabbisogni economici e tutela dei diritti fondamentali.

Le parole di Keller indicano quindi una possibile evoluzione del dibattito: non più soltanto la contrapposizione tra chi accoglie e chi respinge, ma la necessità di governare in modo coordinato una realtà già esistente. In Italia, come in Spagna, la presenza di lavoratori stranieri in condizioni amministrative fragili riguarda settori essenziali dell’economia, dall’agricoltura alla logistica, dall’assistenza familiare alla ristorazione.

La sfida, per l’Unione europea, sarà capire se queste scelte resteranno interventi nazionali separati o se diventeranno parte di una strategia comune più ampia. Il Patto migrazione e asilo nasce per rafforzare fiducia e responsabilità condivisa. Ma proprio il tema delle regolarizzazioni dimostra che la politica migratoria europea non può limitarsi alle frontiere: deve misurarsi anche con il lavoro, l’inclusione e la realtà sociale già presente dentro gli Stati membri.

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