Roma, 3 marzo 2026 – L’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha sostenuto nel corso del 2025 in Tunisia 1.760 migranti provenienti dall’Africa subsahariana nel percorso di ritorno volontario verso i rispettivi Paesi d’origine. Un intervento che non si è limitato all’organizzazione logistica del rientro, ma che ha previsto un accompagnamento strutturato per favorire una reintegrazione economica e sociale concreta.
Secondo quanto comunicato dall’ufficio tunisino dell’agenzia delle Nazioni Unite, il programma combina assistenza operativa e sostegno personalizzato attraverso piani individuali di reintegrazione. Ogni progetto viene costruito tenendo conto delle competenze, delle aspirazioni e delle condizioni specifiche del beneficiario, con l’obiettivo di trasformare il ritorno in una reale opportunità di ripartenza.
L’approccio adottato mira a superare la logica del semplice rientro nel Paese d’origine. L’intento dichiarato è quello di garantire condizioni di dignità e stabilità, offrendo strumenti concreti per ricostruire un percorso di vita sostenibile. In questa prospettiva, il ritorno volontario assistito viene concepito come parte di una strategia più ampia di inclusione economica e rafforzamento dell’autonomia individuale.
I settori coinvolti dai programmi sono molteplici. Tra le attività avviate figurano iniziative in ambito agricolo e zootecnico, microimprese commerciali, ristorazione e gastronomia, servizi di trasporto, percorsi di istruzione e formazione professionale. Non mancano inoltre progetti nei servizi alla persona, nella sartoria, nelle attività digitali e nei mestieri tecnici.
Per l’Oim, la sostenibilità del ritorno dipende dalla possibilità concreta per i migranti di disporre di alternative reali e di strumenti adeguati per ricostruire il proprio futuro. Il modello adottato in Tunisia punta quindi a coniugare supporto materiale e accompagnamento personalizzato, rafforzando autonomia, inclusione economica e resilienza nelle comunità di provenienza.
I 1.760 casi registrati nel 2025 rappresentano un dato significativo nel quadro delle politiche di gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale. Al di là dei numeri, il tema centrale resta la capacità di trasformare il rientro in un processo duraturo, capace di ridurre vulnerabilità e rischio di nuove migrazioni irregolari, offrendo invece prospettive di stabilità nei Paesi di origine.


