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Open Arms, la Cassazione motiva l’assoluzione di Salvini: “Non fu sequestro di persona”

Roma, 6 maggio 2026 – La nave poteva fare rotta verso un’altra destinazione e ai migranti non fu impedita la libertà personale, ma l’ingresso nel porto di Lampedusa. È questo uno dei passaggi centrali delle motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione definitiva di Matteo Salvini nel processo Open Arms. La decisione della Suprema Corte, arrivata il 17 dicembre 2025, ha reso definitivo il verdetto già pronunciato dal Tribunale di Palermo il 20 dicembre 2024, che aveva assolto il leader della Lega “perché il fatto non sussiste”.

La vicenda riguarda l’agosto del 2019, quando la nave della ong spagnola Open Arms rimase in mare per 19 giorni con 147 migranti a bordo. Salvini, allora ministro dell’Interno, era accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per non aver consentito lo sbarco immediato in Italia. Dopo l’assoluzione in primo grado, la procura di Palermo aveva impugnato la sentenza direttamente davanti alla Cassazione.

Secondo i giudici della Suprema Corte, la condotta contestata a Salvini non può essere ricondotta al reato di sequestro di persona. Nelle motivazioni si legge che ai migranti fu impedito “l’ingresso nel porto di Lampedusa e lo sbarco”, ma non fu impedito alla nave, da parte dell’autorità italiana, “di far rotta in altra direzione”. In altre parole, per la Cassazione il divieto riguardava l’approdo in Italia, non la possibilità dell’imbarcazione di dirigersi verso un altro porto.

Un altro elemento richiamato dai giudici riguarda il ruolo della Spagna, Stato di bandiera della nave. Madrid aveva indicato un porto per lo sbarco, inizialmente Ceuta e poi Palma di Maiorca, soluzione considerata più vicina e dunque idonea a ridurre i tempi di permanenza a bordo. Secondo la ricostruzione della Cassazione, erano stati inoltre messi a disposizione altri natanti, compreso un mezzo della Guardia Costiera italiana, per consentire il trasbordo dei migranti e accompagnare la Open Arms verso le coste spagnole.

La Suprema Corte ha quindi escluso che il comportamento dell’allora ministro dell’Interno abbia determinato una illegittima privazione della libertà personale dei migranti. La permanenza a bordo della nave, per i giudici, non fu conseguenza di un sequestro imputabile a Salvini, ma di una situazione in cui esistevano alternative di rotta e soluzioni operative per lo sbarco fuori dall’Italia.

Con il deposito delle motivazioni, si chiude così uno dei procedimenti giudiziari più rilevanti e discussi degli ultimi anni sul rapporto tra gestione dei flussi migratori, poteri del ministro dell’Interno e obblighi di soccorso in mare. La decisione della Cassazione consolida l’assoluzione di Salvini e conferma la linea interpretativa secondo cui il mancato ingresso a Lampedusa non integrò, in questo caso, il reato di sequestro di persona.

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