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Profughi. Berlusconi: “Le nostre navi in Libia per fermare le partenze”

Il leader di Forza Italia: "Dobbiamo entrare nelle acque territoriali e se non basta intervenire con truppe di terra. Con Gheddafi avevamo bloccato i flussi"

Roma – 12 gennaio 2015 –  "Le nostre navi entrino nelle acque territoriali libiche per fermare le partenze invece di traghettare clandestini verso l'Italia".

Lo dice Silvio Berlusconi, intervistato oggi dal Messaggero. "L'Italia – spiega il lead di Forza Italia – non può e non deve abdicare alle proprie responsabilità" in Libia. "Ne va  della nostra sicurezza nazionale".

"Grazie ai nostri accordi e alla nostra politica estera la Libia di Gheddafi era diventata un alleato capace di fermare l'enorme flusso di clandestini verso le nostre coste, che sono il confine sud dell'Europa" sostiene Berlusconi. Tralascia però che a quel risultato si arrivò anche grazie ai respingimenti, bocciati poi dalla Corte Europea per i diritti dell'Uomo perchè esponeva le persone riportate in Libia al rischio di maltrattamenti e torture.

"Oggi -insiste il presidente di FI – non solo gli sbarchi sono ripresi, ma parte di quel territorio è sotto il controllo di un Califfato. Per rimediare agli errori oggi servono scelte coraggiose: si cambi subito il compito affidato alla missione Triton nel Mediterraneo", utilizzando le navi per fermare le partenze.

"E se, come credo, ciò non dovesse bastare, allora l'Italia e l'Europa si facciano promotrici di una coalizione di volenterosi pronta ad intervenire anche con truppe di terra per rendere inservibili i navigli idonei al trasporto di migranti", conclude Berlusconi.

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