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Profughi. In Ungheria un referendum contro le quote obbligatorie

Fissata la consultazione sulle relocation volute da Bruxelles. Il governo Orban: “Solo gli ungheresi possono decidere con chi devono vivere. Votate no”

 

Budapest – 5 luglio 2016 – “Sei d’accordo che l’Unione Europea possa imporre la ricollocazione obbligatoria di cittadini non ungheresi in Ungheria senza il consenso del Parlamento nazionale?”.

È il quesito del referendum  indetto oggi per il prossimo 2 ottobre dal presidente della Repubblica  ungherese János Áder. Una consultazione chiesta soprattutto dal governo di Viktor Orban, contrario alle quote obbligatorie (finora risicate e per lo più teoriche) per distribuire parte dei profughi arrivati in Italia e Grecia in altri Paesi Ue.

 “Le quote obbligatorie aumentano il rischio di terrorismo”, sosteneva una campagna lanciata lo scorso dicembre dal governo sulla stampa e sul web.  Il premier Orban si è messo a capo della crociata, spesso con toni islamofobi: “Bruxelles non ha il diritto di ridisegnare l’identità culturale e religiosa dell’Europa”, “l’islam non ha mai fatto parte dell’Europa, si è autoinvitato”. 

“Solo gli ungheresi possono decidere con chi devono vivere, non Bruxelles” ha rilanciato oggi il suo capo di gabinetto Antal Rogán. “Il 2 ottobre saranno i primi in Europa ad avere l’opportunità di far sentire cosa pensano sulla politica dell’immigrazione di Bruxelles, e potranno mandare un messaggio chiaro se la sostengono o se la rifiutano”. 

Intanto, il governo ha intensificato i controlli al confine con la Serbia e ha annunciato che verranno impiegati sul posto fino a 10 mila agenti. Secondo Antal Rogán, però, gli ingressi illegali “sono ancora incoraggiati dalla fiacca politica di Bruxelles sull’immigrazione”, ed è anche per questo che il 2 ottobre gli ungheresi dovrebbero dire “un sonoro no”. 

 

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