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Sbarchi a Lampedusa. Il Viminale denunciato per sequestro di persona

Arci, Asgi e Masera presentano un esposto alla Procura di Agrigento. “Migranti trattenuti nel centro di accoglienza senza convalida dei giudici”

 

Roma – 3 febbraio 2012 – “Sequestro di persona”. È l’accusa lanciata  ai vertici politici e amministrativi del ministero dell’Interno dal presidente dell’Asgi Lorenzo Trucco, dal presidente dell’Arci Paolo Beni, e dall’avvocato e docente universitario Luca Masera, formalizzata in un esposto depositato ieri alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento.

Vittime del sequestro sarebbero centinaia di migranti arrivati a Lampedusa lo scorso anno, durante il boom di sbarchi. Persone partite dal Nord africa (Egitto e Tunisia in rivolta, Libia sconvolta dalla guerra)  e rinchiuse nel centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola, “senza che la privazione della libertà personale trovasse la necessaria convalida giurisdizionale”.

Alla guida del Viminale, in quei mesi, c’era Roberto Maroni.  “Il Governo italiano di allora – si legge in un comunicato diffuso dall’Arci – parlò di ‘invasione’, ‘drammatica emergenza’, alimentò un clima di paura, creò le condizioni per giustificare, agli occhi dell’opinione pubblica, lo scempio di democrazia che si perpetrò in quei mesi ai danni dei migranti, in primo luogo a Lampedusa”. Masera sarebbe stato per giorni testimone di “sistematiche violazioni” all’interno del centro e raccolse “le testimonianze dei ‘detenuti’, mai raggiunti da un provvedimento del giudice di pace che confermasse la legittimità della detenzione”.

Toccherà alla magistratura fare chiarezza su un’accusa così grave. Secondo i firmatari dell’esposto questa è sostenuta “elementi oggettivi, la privazione della libertà personale, e soggettivi, la volontà politica alla base delle disposizioni impartite alle forze dell’ordine dai vertici del ministero”.

“Siamo convinti  – concludono – che perché una delle pagine più tristi della nostra democrazia si chiuda e non si ripeta mai più sia necessario ricostruirne per intero la verità, individuare le responsabilità e ottenere giustizia. Lo dobbiamo ai tanti che le nostre coste non hanno mai raggiunto e che giacciono in fondo al Mediterraneo e lo dobbiamo ai vivi, a quanti hanno subito un trattamento indegno, umiliante e fuori dalla legalità. Lo dobbiamo a noi stessi, e ai tanti che come noi aspirano a vivere in un Paese in cui libertà, diritti, democrazia siano valori irrinunciabili, sempre”.

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