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Scandalo sulle gare d’appalto per i Cpr: protocolli falsi e controlli inadeguati

Roma, 2 maggio 2024 – Le recenti indagini su gare d’appalto per la gestione dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) hanno rivelato una serie di anomalie e irregolarità che sollevano gravi preoccupazioni riguardo ai diritti fondamentali dei migranti che vi verranno detenute. Il bando di gara pubblicato a marzo dal ministero dell’Interno per la gestione dei centri, infatti, prevede la creazione di due hotspot e un Cpr in Albania. I lavori per la realizzazione delle strutture, però, sono ancora lontani dal completamento. Inoltre, le indagini hanno evidenziato protocolli d’appalto palesemente falsi o inverosimili, presentati da cooperative che gestiscono attualmente i Cpr italiani.

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Migranti, il lato oscuro dei Cpr

Come spiega Altraeconomia, che ha avuto accesso agli atti, ad esempio, la cooperativa Ekene, che gestisce i Cpr di Macomer e Gradisca d’Isonzo, ha presentato protocolli che promettevano attività come bricolage, pittura e videogiochi. Ma che sono stati smentiti dalle autorità locali. Inoltre, sono emersi casi in cui le ispezioni prefettizie sono avvenute anni dopo l’aggiudicazione del bando, lasciando spazio a situazioni di sovraffollamento e carenza di controlli. Analoghe irregolarità sono state riscontrate anche in altri Cpr gestiti da cooperative come La Mano di Francesco Ets e in strutture come il Cas per richiedenti di Udine, gestito da Medihospes. Nonostante queste evidenti problematiche, le stazioni appaltanti hanno preferito procedere con la selezione di tali enti per la gestione dei nuovi centri in Albania.

Le denunce di protocolli falsi e controlli inadeguati sollevano dubbi sulla trasparenza e l’efficacia delle procedure d’appalto. E mettono in discussione la correttezza nell’utilizzo dei fondi pubblici e, soprattutto, la tutela dei diritti umani delle persone detenute nei Cpr. In più, la ritrosia dei gestori nel rendere disponibili gli atti delle procedure d’appalto denota una mancanza di trasparenza e rendicontazione. Questo va a discapito del pubblico interesse e della necessaria accountability. Si rende quindi urgente un’indagine approfondita su queste pratiche. Inoltre, serve un intervento tempestivo per garantire il rispetto dei diritti umani e la legalità nei processi di gestione dei centri di detenzione.

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