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Terrorismo e Islam. Alfano: “Distinguiamo chi spara da chi prega”

“Noi riconosciamo il diritto di culto e di preghiera. Controlli sistematici sui luoghi di aggregazione culturale e religiosa collegati all’islamismo”

 

 

Roma – 17 novembre 2015 –  Il diritto di culto dei musulmani in Italia non è in discussione. Le moschee e le associazioni islamiche sono però costantemente sorvegliate, per combattere il terrorismo islamico e distinguere “chi prega da chi spara“. 

Ne ha parlato ieri pomeriggio alla Camera il ministro dell’Interno Angelino Alfano, in un’informativa urgente del governo dopo le stragi di Parigi.

Quest’anno, ha spiegato il titolare del Viminale, “sono stati sistematicamente controllati i luoghi di aggregazione culturale e religiosa collegati all’islamismo, con un’attenta attività di monitoraggio e censimento”. “Sono stati individuati e allontanati gli imam più pericolosi, responsabili dei processi di radicalizzazione e di incitamento alla violenza, perché questa è una grande democrazia e il nostro è un grande Paese”.

“Noi riconosciamo – ha sottolineato Alfano –  il diritto di culto e il diritto alla preghiera. Noi diciamo, al milione e 600 mila musulmani che sono presenti in Italia, che noi sappiamo ben distinguere chi prega da chi spara”.

“Chi prega continui a pregare e prenda le distanze da chi spara, perché noi cacceremo e inseguiremo coloro i quali sparano e coloro i quali vogliono dare solidarietà a quelli che sparano, ma sapremo ben distinguere – ha ribadito il ministro dell’Interno – che la preghiera è una cosa diversa dal crimine“.

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