Roma, 15 maggio 2026 – Una ricerca-azione per guardare dentro le dinamiche della tratta e dello sfruttamento lavorativo, partendo dalle storie di cittadini provenienti da Bangladesh, Egitto e Pakistan. È online il report finale “Vite Sospese”, realizzato nell’ambito dell’Azione di sistema interregionale Transiti da sette progetti antitratta finanziati dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri in otto regioni italiane: Lombardia, Lazio, Puglia, Umbria, Sardegna, Marche, Abruzzo e Molise.
La pubblicazione nasce con l’obiettivo di approfondire non solo gli aspetti economici e sociali dello sfruttamento, ma anche il contesto culturale e antropologico che accompagna molti percorsi migratori. Il rapporto ricostruisce le diverse fasi del viaggio: dalle ragioni che spingono alla partenza ai soggetti coinvolti nell’organizzazione della migrazione, dai costi sostenuti ai debiti contratti, fino all’arrivo in Italia, ai tentativi di regolarizzazione e alle condizioni di lavoro irregolare o gravemente sfruttato.
“Vite Sospese” è il risultato di un lavoro collettivo avviato nel 2021. Alla ricerca hanno partecipato 47 operatori e operatrici di 13 enti antitratta, che hanno incontrato 25 enti e istituzioni, tra cui Commissioni territoriali, Ispettorati, sindacati, UNHCR e Avvocato di Strada. Sono stati inoltre coinvolti 24 testimoni privilegiati, tra cui 18 mediatori e mediatrici culturali.
Al centro dell’indagine ci sono però soprattutto le persone. Il report raccoglie le testimonianze dirette di 42 cittadini provenienti dai tre Paesi analizzati e prende in esame altre 67 storie già emerse in colloqui propedeutici all’identificazione e alla presa in carico. Ne emerge un quadro complesso, in cui la vulnerabilità economica, il debito migratorio, la mancanza di documenti e la difficoltà di accesso a canali regolari possono alimentare percorsi di sfruttamento difficili da interrompere.
Il volume è articolato in tre sezioni. La prima propone approfondimenti sui singoli Paesi di origine, la seconda offre un’analisi comparativa degli elementi comuni emersi, mentre la terza ospita contributi specialistici di studiosi dell’area, tra cui Tommaso Sbriccoli per Pakistan e Bangladesh e Gennaro Gervasio per l’Egitto.
La ricerca conferma l’importanza di strumenti di lettura più ampi del fenomeno: non basta osservare il singolo episodio di sfruttamento, ma occorre ricostruire l’intero percorso migratorio e sociale della persona. Solo così è possibile riconoscere le condizioni che rendono alcuni lavoratori particolarmente esposti a ricatti, irregolarità e forme di dipendenza economica e personale.


