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ANOLF sul Decreto Flussi: “Così non funziona, serve una svolta radicale”

Roma, 8 luglio 2025 – Nei giorni in cui si torna a parlare di programmazione dei flussi migratori per il triennio 2025–2028, con una quota annunciata di 500mila ingressi, l’ANOLF prende la parola per smascherare, ancora una volta, l’inadeguatezza del sistema. Per l’associazione, il nodo non è tanto nel numero, quanto nel meccanismo farraginoso e inefficace con cui si continua a gestire l’ingresso dei lavoratori stranieri in Italia.

Al centro delle critiche, com’è ormai tradizione, c’è il click day: una procedura definita “unica in Europa” e che l’ANOLF non esita a bollare come una lotteria, un gioco d’azzardo che niente ha a che fare con una gestione razionale e giusta dei flussi migratori. A contare non è chi ha bisogno, né chi ha competenze. A fare la differenza è la velocità della connessione internet e la capacità di inviare una richiesta nel secondo giusto. Così si decide chi può entrare in Italia per lavorare.

Un sistema che, secondo i dati raccolti dalla campagna Ero straniero, mostra tutta la sua debolezza: nel 2024 le domande presentate sono state quasi cinque volte superiori ai posti disponibili. Ma la cifra più allarmante è un’altra: solo il 7,8% di chi è effettivamente entrato in Italia con il Decreto Flussi ha ottenuto poi un permesso di soggiorno e un impiego stabile. Il resto? Finito nel limbo dell’irregolarità, nella precarietà più assoluta.

L’ANOLF mette in fila le storie che raccoglie ogni giorno nei suoi sportelli: uomini e donne che hanno speso migliaia di euro per ottenere un contratto fittizio, per arrivare in Italia e scoprire che il datore di lavoro promesso non esiste, che il contratto era solo un pretesto. E da lì inizia la discesa: nessun permesso, nessuna protezione, nessuna possibilità di emergere. Solo lavoro nero, sfruttamento e l’attesa — lunga, estenuante — di una sanatoria che chissà quando arriverà.

Ma le vittime non sono solo i migranti. A pagare il prezzo di questo sistema sono anche le famiglie italiane e le imprese, che vorrebbero assumere persone che già lavorano per loro, spesso in nero o con un visto turistico che non consente alcuna regolarizzazione. Una contraddizione insostenibile, che secondo ANOLF nasce da un’impostazione normativa ormai vecchia, scollegata dalla realtà e ostaggio di pregiudizi ideologici.

“Lo diciamo ogni anno, ma ogni anno veniamo ignorati”, afferma l’associazione. “Il Decreto Flussi così com’è non funziona, e finché non si avrà il coraggio di cambiarlo in profondità, continueremo a produrre irregolarità anziché combatterla”.

La proposta è chiara: superare il click day, reintrodurre il visto per ricerca lavoro anche tramite uno sponsor, e garantire percorsi di regolarizzazione permanenti per chi è già in Italia, lavora, contribuisce ma non ha i documenti in regola. Serve una riforma che parta dal basso, dalle esigenze reali, e non da una visione distorta dell’immigrazione come problema da contenere.

In fondo, è una questione di volontà politica. Ma anche di giustizia sociale.

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