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Arbitro chiede il permesso di soggiorno a due calciatori: scoppia il caso nel padovano

Roma, 14 aprile 2026 – Un episodio destinato a far discutere scuote il calcio dilettantistico veneto e riporta al centro del dibattito il tema delle discriminazioni e delle regole nei campionati minori. Durante una partita di Seconda Categoria nel Padovano, un arbitro avrebbe chiesto il permesso di soggiorno a due giovani calciatori extracomunitari prima dell’inizio della gara, scatenando immediate polemiche e l’intervento delle autorità sportive.

I fatti risalgono a domenica scorsa, in occasione della sfida tra San Fidenzio Polverara e San Precario, valida per la tredicesima giornata del girone M e terminata con la vittoria dei padroni di casa per 3-2. Secondo quanto riportato, al momento del riconoscimento dei giocatori, il direttore di gara avrebbe richiesto al dirigente della squadra ospite di esibire il permesso di soggiorno di due atleti stranieri.

La reazione della società San Precario non si è fatta attendere. Il presidente Roberto Mastellaro ha definito l’episodio “al limite dell’assurdo”, sottolineando come in quasi vent’anni di attività non si fosse mai verificata una situazione simile. A rendere ancora più delicata la vicenda, secondo il club, sarebbe il fatto che la richiesta avrebbe riguardato solo due giocatori neri, mentre un altro atleta extracomunitario con doppio passaporto non sarebbe stato oggetto di alcun controllo.

Perplessità sono emerse anche da parte della squadra di casa. Il segretario del Polverara San Fidenzio, Daniele Trivellato, ha parlato di una richiesta “davvero strana”, confermando la ricostruzione dell’accaduto e contribuendo ad alimentare i dubbi sulla correttezza della procedura adottata.

La vicenda è ora all’attenzione della Federazione. Il presidente della Figc Veneto, Giuseppe Ruzza, ha chiesto una relazione scritta per poter valutare con precisione quanto accaduto, mentre dall’Associazione Italiana Arbitri regionale arriva una presa di posizione netta. Il presidente dell’Aia Veneto, Tarcisio Serena, ha chiarito che un arbitro non ha alcuna competenza nel richiedere documenti come il permesso di soggiorno, non essendo un ufficiale giudiziario.

Le norme federali, infatti, stabiliscono modalità ben precise per il riconoscimento dei tesserati: documento d’identità, tessera federale, conoscenza diretta da parte dell’arbitro oppure fotografia autenticata dal Comune. Nessun riferimento è previsto a documenti legati allo status amministrativo o migratorio dei giocatori.

In attesa degli esiti dell’indagine interna, il caso apre interrogativi più ampi sulla gestione delle diversità nel calcio dilettantistico e sull’importanza di garantire il rispetto delle regole senza sconfinare in pratiche che possano essere percepite come discriminatorie. Un episodio che, al di là delle eventuali responsabilità individuali, richiama l’attenzione sulla necessità di formazione e chiarezza nei ruoli, per evitare che il campo di gioco diventi teatro di tensioni che nulla hanno a che vedere con lo sport.

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