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Stagionali. Arrivano nuove regole dall’Ue, ma stavolta l’Italia è avanti

L’Europarlamento ha approva una direttiva per migliorare le condizioni di vita e di lavoro. Tra i punti forti: offerta di un contratto, disponibilità di un alloggio, parità di trattamento e altre cose che da noi sono già previste

Roma – 6 febbraio 2014 – Sono oltre 100 mila i lavoratori stagionali extracomunitari che ogni anno entrano in uno dei Paesi dell’Ue. Una direttiva approvata ieri dal Parlamento Europeo a larga maggioranza (498 voti favorevoli, 56 voti contrari e 68 astensioni) punta a migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro, attraverso norme che in realtà, in Italia, esistono già da diversi anni.

Le nuove regole, spiega un comunicato diffuso dopo l’approvazione della direttiva, non pregiudicano il diritto degli Stati membri di decidere quanti lavoratori stagionali ammettere sul loro territorio. La durata massima di permanenza dovrà essere compresa tra i 5 e i 9 mesi su un periodo di 12 mesi. Nel rispetto di detto limite temporale, i lavoratori stagionali potranno estendere i loro contratti o cambiare datore di lavoro.

Ogni richiesta di ingresso stagionale dovrà includere un contratto o un'offerta vincolante di lavoro, ma anche la prova che il lavoratore disporrà di un alloggio adeguato. Qualora fosse il datore di lavoro a fornire l'alloggio, l'affitto non potrà essere eccessivo o automaticamente detratto dallo stipendio del lavoratore.

Ai lavoratori stranieri andrà garantita parità di trattamento, rispetto ai lavoratori comunitari, per quanto riguarda l'età minima lavorativa, la retribuzione, il licenziamento, l'orario di lavoro, le ferie, la copertura sanitaria e i requisiti di sicurezza. Potranno iscriversi a un sindacato e  avranno accesso alla sicurezza sociale, alla pensione, alla formazione, alla consulenza sul lavoro stagionale offerto dagli uffici di collocamento e da altri servizi pubblici, ma non all'edilizia residenziale pubblica.

Per i datori di lavoro non assolvessero ai loro obblighi sono previste sanzioni "effettive, proporzionate e dissuasive", incluso un obbligo di risarcimento al lavoratore stagionale in questione. Anche i subappaltatori possono incorrere in dette sanzioni. Ai datori di lavoro, infine, potrebbe essere imposto il divieto nel futuro di impiegare lavoratori stagionali.

Le nuove norme agevoleranno anche, il reingresso degli stagionali stranieri. Sono previste infatti accelerazioni delle pratiche burocratiche, con canali privilegiati per chi è già entrato in passato, e il rilascio di diversi permessi di lavoro stagionali in un unico atto amministrativo.

Gli Stati membri avranno due anni e mezzo per recepire la nuova direttiva. Un compito che per l’Italia appare decisamente agevolato, dal momento che il testo unico sull’immigrazione già prevede per gli stagionali tutti i punti principali del testo approvato ieri a Strasbrugo: offerta di lavoro vincolante, disponibilità dell’alloggio, parità di trattamento, agevolazioni per il reingresso, permessi pluriennali…

“Abbiamo cercato di inviare un messaggio ai datori di lavoro diligenti di continuare a fare quello che stanno facendo, ma abbiamo detto ai datori di lavoro cattivi che è necessario disporre di norme minime a tutela dei lavoratori stagionali"  ha dichiarato il relatore Claude Moraes (S&D, UK) .

"Non si tratta – ha aggiunto – di diritti solo sulla carta, essi permettono effettivamente una certa flessibilità, essenziale perché i lavoratori non siano trattati alla stregua di merce, ma come esseri umani. Questo è il primo dossier sull'immigrazione legale dopo il Trattato di Lisbona e dovremmo esserne orgogliosi, perché – anche se non può ovviare a tutti i problemi dei lavoratori stagionali vulnerabili e allo sfruttamento cui assistiamo in continuazione nell'intera UE – siamo riusciti a infrangere una barriera e con grande consenso".

La direttiva sulle "Condizioni di ingresso e di soggiorno dei cittadini di paesi terzi ai fini di un impiego stagionale"

EP

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