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Terrorismo. Alfano: “Musulmani denuncino, ma non serve fermare le moschee”

“Chi spara va arrestato, chi prega deve prendere le distanze. Non abbiamo indizi di un legame tra immigrazione e terroristi”

Roma – 13 gennaio 2015 –  “Non farei una distinzione tra islam moderato e non moderato. Serve distinguere tra chi prega e chi spara. Chi spara va catturato e buttato in galera. Chi prega ha il dovere di prendere duramente, incontrovertibilmente, inequivocabilmente le distanze da chi spara. Anche con le denunce”.

Lo dice il ministro dell'Interno Angelino Alfano in un'intervista pubblicata oggi da La Nazione. “Per adesso – spiega – abbiamo assistito a parole severe, speriamo che seguano i fatti. Noi comunque ci stiamo sopra, in un anno abbiamo avuto la forza di individuare diversi casi di incitamento all'odio, arrestato ed espulso più di dieci persone. Penso ad esempio all'imam di San Donà di Piave”.

Alfano, come aveva fatto qualche giorno fa alla Camera, risponde di nuovo a chi, in nome della lotta al terrorismo, vorrebbe fermare la costruzione di nuove moschee. “Le moschee – spiega il titolare dell'Interno – sono il luogo grazie al quale controlliamo meglio i messaggi. Il problema sono le predicazioni in luoghi di culto non autorizzati. Stiamo intensificando i controlli su questi posti”

Servono nuovi tetti all'immigrazione? “Chi ha sparato in Francia era un francese. Non abbiamo indizi, fin qui, di un legame tra immigrazione e terroristi. Detto questo abbiamo anche in questo caso potenziato i controlli, a cominciare dalle impronte digitali, fondamentali”.
 

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