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Certificati medici per evitare i Cpr, controlli su oltre venti professionisti

L’inchiesta della Procura di Ravenna riguarda la presunta produzione di certificazioni false utilizzate per impedire il trasferimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio. Perquisizioni in nove città. La difesa: «Medici non indagati trattati come criminali».

Roma, 18 settembre 2026 – Si allarga l’inchiesta della Procura di Ravenna sulle presunte certificazioni mediche false utilizzate per impedire il trasferimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr).

La Polizia, insieme al Servizio centrale operativo (Sco) di Roma e alla Squadra Mobile di Ravenna, ha eseguito una serie di decreti di perquisizione locale, personale e informatica nei confronti di oltre venti professionisti. Gli accertamenti hanno interessato le città di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese.

Un elemento importante riguarda la posizione delle persone coinvolte: secondo quanto riportato da RaiNews, con una sola eccezione i medici destinatari delle perquisizioni non risultano iscritti nel registro degli indagati. Le verifiche rientrano quindi nell’attività investigativa con cui gli inquirenti stanno cercando di ricostruire eventuali responsabilità nella produzione e nel rilascio delle certificazioni contestate.

L’inchiesta partita da Ravenna

L’indagine rappresenta un nuovo sviluppo di un procedimento avviato nei mesi scorsi sempre dalla Procura di Ravenna.

In una precedente fase erano state eseguite perquisizioni nei confronti di otto medici dell’unità di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna, allora indagati per le ipotesi di falso e interruzione di pubblico servizio. Al centro degli accertamenti c’erano 34 certificati ritenuti falsi dagli investigatori.

Per tre dei professionisti il giudice per le indagini preliminari aveva disposto un’interdizione dalla professione della durata di dieci mesi. Per gli altri era stato invece stabilito il divieto di occuparsi delle certificazioni riguardanti l’idoneità al trasferimento nei Cpr.

Gli investigatori stanno ora cercando di comprendere se il fenomeno possa avere avuto una dimensione più ampia rispetto ai casi inizialmente esaminati.

Il ruolo delle certificazioni mediche

Il punto centrale dell’inchiesta riguarda le condizioni sanitarie che possono risultare incompatibili con la permanenza all’interno di un Centro di permanenza per il rimpatrio.

Secondo l’ipotesi investigativa, alcune certificazioni potrebbero essere state redatte in maniera non corrispondente alle effettive condizioni cliniche dei cittadini stranieri, con l’obiettivo di impedirne l’invio nei Cpr. È però importante sottolineare che si tratta, allo stato, di ipotesi oggetto di accertamento giudiziario e che le responsabilità individuali dovranno essere eventualmente stabilite nel corso del procedimento.

L’estensione delle verifiche a professionisti attivi in numerose città italiane indica comunque la volontà degli investigatori di ricostruire l’intero percorso delle certificazioni e verificare eventuali collegamenti tra episodi differenti.

La protesta della difesa

Dure critiche sono arrivate dall’avvocato Fabio Anselmo, che assiste cinque dei medici interessati dagli ultimi accertamenti.

Il legale ha contestato in particolare le modalità con cui sono state eseguite le perquisizioni, ricordando che i suoi assistiti non risultano indagati. Secondo quanto riferito dall’avvocato, alcuni professionisti sarebbero stati raggiunti dalle forze dell’ordine prima delle sei del mattino, accompagnati in Questura e sottoposti al sequestro di telefoni cellulari e computer.

Anselmo ha attribuito la responsabilità delle modalità operative alla Procura di Ravenna, precisando di non rivolgere le proprie critiche agli agenti che hanno materialmente eseguito i provvedimenti.

L’inchiesta prosegue ora con l’analisi del materiale acquisito nel corso delle perquisizioni. Al centro degli accertamenti resta la verifica dell’autenticità e della correttezza delle certificazioni sanitarie utilizzate nei procedimenti relativi al trattenimento dei cittadini stranieri nei Centri di permanenza per il rimpatrio.

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