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Cittadinanza. Caritas e Migrantes: “Legge anacronistica, serve lo ius soli”

“Lo ius sanguinis è superato, tagliare gli anni di residenza per chiedere di diventare italiani”. Presentato il XXIII Rapporto Immigrazione 2013

Roma – 30 gennaio 2014 – “Le procedure per l’acquisto della cittadinanza italiana rimangono ancorate ad un sistema anacronistico, legato al principio dello ius sanguinis (acquisto della cittadinanza per discendenza) ormai superato dalla maggior parte dei paesi di immigrazione”.

È il giudizio espresso da Caritas italiana e Migrantes nel XXIII Rapporto Immigrazione 2013, presentato oggi a Roma. “È opportuno – scrivono – ampliare i casi di acquisizione della cittadinanza iure soli (diritto di suolo), prevedendo innanzitutto una diminuzione degli anni di residenza legale e continuativa richiesti ad un minore nato in Italia che voglia acquisire la cittadinanza (oggi fissata a 18 anni)”.

“Stesse considerazioni – si legge ancora nel Rapporto – valgono per l’acquisizione della cittadinanza per naturalizzazione a seguito di lunga residenza che attualmente è fissata in 10 anni, un periodo eccessivamente lungo che in molti casi scoraggia lo straniero dall’intraprendere questa strada precludendogli la possibilità di godere di quei diritti spesso necessari per un corretto e definitivo inserimento”.

“L’ampliamento dei casi e dei modi di acquisto della cittadinanza iure soli – sottolineano Caritas e Migrantes – risulterebbe funzionale anche al superamento del ricorso strumentale al matrimonio con cittadini italiani per poter acquisire la cittadinanza, soprattutto da parte delle donne straniere”.

 

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