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Cna: “Manca la manodopera, sì all’integrazione degli immigrati

"Nella nuova legge sull’immigrazione necessario il ripristino dell’istituto dello sponsor"

ROMA, 23 gennaio – "Per favorire la crescente necessità di manodopera le imprese italiane hanno bisogno di nuovi lavoratori immigrati, verso i quali bisogna svolgere una volta per tutte una migliore politica dell’integrazione, senza ideologismi di sorta".

Sono le parole del presidente della Cna Ivan Malavasi durante un convegno dedicato a immigrazione e imprese.

Il disegno di legge delega Amato-Ferrero sull’immigrazione, ha spiegato il leader della Cna, dovrebbe tener conto di alcuni suggerimenti espressi dal mondo delle imprese, come ad esempio il ripristino dell’istituto dello sponsor. Inoltre, ha aggiunto, le imprese debbono poter contare "su un ingresso programmato di lavoratori da occupare stabilmente e non solamente ingressi di carattere stagionale". Tenendo conto di ciò, ha osservato, "si potrebbe ipotizzare un meccanismo d’ingresso per la ricerca del lavoro, magari sponsorizzato da enti pubblici o privati".

Tra gli intervenuti all’incontro anche il viceprefetto del Ministero degli Interni Carmelita Ammendola, secondo la quale finora "la possibilità di avere ingressi legali nel Paese è stata piuttosto ristretta". Sarebbe invece opportuno, ha suggerito, "facilitare l’ingresso legale dei lavoratori stranieri": facendo così infatti verrebbe ridotta considerevolmente l’operatività delle organizzazioni criminali dedite al traffico clandestino di persone.

Secondo Emanuela Giangrandi, responsabile Immigrazione per il Pd, è necessario evitare "approcci ideologici sul tema immigrazione, dando "più competenze agli enti locali, anche e soprattutto per quanto riguarda i rinnovi di soggiorno". Ma in termini complessivi, ha affermato, serve anche un forte impegno sul diritto di voto e sulla programmazione dei flussi, anche per "favorire la messa a punto di un ‘patto di cittadinanza’ e di comunità per l’inclusione sociale".

Simile l’approccio di Stefano Galieni, responsabile del settore immigrazione del Prc. "E’ necessario puntare – ha spiegato – sulla convenienza degli ingressi regolari". Altrimenti, ha aggiunto, "in assenza di prospettive di vita e di un lavoro regolare non rimane altro che l’opzione microcriminalità, fenomeno che più di altri spaventa il cittadino comune". Inoltre, ha concluso, non serve "la cacciata dei clandestini, ma l’abolizione della clandestinità. E su questo la legge Bossi-Fini ha sbagliato, visto che quello dell’immigrazione non è un fenomeno contingente".

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