La Filcams Cgil denuncia gravi anomalie nel sistema di ingresso dei lavoratori stranieri: mentre l’88,7% degli occupati nel settore domestico è costituito da donne, il 90% delle richieste presentate attraverso il Decreto Flussi riguarda uomini. Il sindacato chiede di superare le quote, introdurre canali di ingresso stabili e garantire maggiori diritti a colf, badanti e baby sitter.
Roma, 30 ottobre 2026 – Il sistema italiano del Decreto Flussi non risponde alle reali esigenze delle famiglie e rischia di alimentare irregolarità e sfruttamento dei lavoratori stranieri. È la dura denuncia della Filcams Cgil, che in occasione della Giornata internazionale dell’Assistenza e della Cura, celebrata il 29 ottobre, ha presentato un’analisi delle anomalie nelle procedure di ingresso per il lavoro domestico e l’assistenza familiare.
Al centro della contestazione c’è una contraddizione evidente: in Italia quasi nove lavoratori domestici su dieci sono donne, ma il 90% delle domande di ingresso attraverso i flussi non stagionali per queste attività riguarda uomini.
Un divario che, secondo il sindacato, dimostra come il sistema delle quote venga utilizzato anche per finalità diverse da quelle dichiarate, senza garantire un incontro efficace tra la domanda di assistenza delle famiglie e l’offerta di lavoro.
Il paradosso del Decreto Flussi: il 90% delle richieste riguarda uomini
L’analisi della Filcams Cgil si basa sull’incrocio dei dati del Ministero del Lavoro con quelli dell’Osservatorio statistico dell’INPS.
I numeri evidenziano una sproporzione significativa. Nel settore domestico regolare, le donne rappresentano l’88,7% degli occupati, mentre gli uomini costituiscono appena l’11,3%.
La situazione si capovolge esaminando le domande di nulla osta presentate nel 2025 e nel 2026 per il lavoro subordinato non stagionale nei comparti dell’assistenza domestica e familiare: secondo la ricostruzione sindacale, il 90% delle richieste riguarda lavoratori di sesso maschile.
Per la Filcams, questa anomalia solleva interrogativi sulla destinazione effettiva degli ingressi e sull’utilizzo delle quote riservate al lavoro di cura.
Il sospetto è che alcune domande vengano presentate per consentire l’ingresso in Italia di persone destinate ad attività differenti da quelle indicate formalmente.
Si tratta di criticità che, secondo il sindacato, possono favorire l’intermediazione irregolare e creare condizioni di vulnerabilità per i cittadini stranieri in cerca di occupazione.
Le anomalie nelle nazionalità dei lavoratori stranieri
Un secondo elemento di preoccupazione riguarda i Paesi di provenienza.
Secondo i dati INPS richiamati dalla Filcams, tra i lavoratori stranieri del settore domestico il gruppo più numeroso proviene dall’Europa orientale, con una quota del 33,5%. Seguono i lavoratori sudamericani, pari al 9%, e quelli provenienti dalle Filippine, che rappresentano il 7,5%.
Le cittadinanze indicate nelle domande presentate attraverso il Decreto Flussi, tuttavia, non rispecchierebbero questa distribuzione.
Secondo il sindacato, numerose richieste arriverebbero da Paesi che non hanno una presenza consolidata nel settore dell’assistenza familiare in Italia.
La discrepanza viene interpretata come un ulteriore segnale del possibile utilizzo improprio delle quote destinate a colf e badanti.
Domande concentrate in territori diversi da quelli con maggiore richiesta di assistenza
Anche la distribuzione geografica delle richieste presenta elementi considerati anomali.
I dati dell’INPS mostrano che il lavoro domestico regolare si concentra prevalentemente nelle regioni del Nord-Ovest, dove opera il 30,7% degli addetti, seguite dal Centro Italia con il 27,7% e dal Nord-Est con il 19,9%.
Le domande di ingresso presentate nell’ambito del Decreto Flussi, invece, risulterebbero concentrate anche in territori diversi da quelli caratterizzati dalla maggiore presenza di lavoratori domestici.
A questo si aggiunge il ruolo degli intermediari. Secondo la Filcams, una parte rilevante delle domande verrebbe promossa da soggetti esterni alle organizzazioni sindacali e datoriali tradizionalmente rappresentative del settore.
Un fenomeno che rende necessario, secondo il sindacato, rafforzare la trasparenza delle procedure e il controllo sugli operatori coinvolti nell’ingresso dei lavoratori stranieri.
In Italia oltre 804mila lavoratori domestici regolari, ma il numero continua a diminuire
La denuncia arriva in un momento particolarmente delicato per il lavoro domestico italiano.
Secondo i dati dell’Osservatorio INPS, nel 2025 i lavoratori domestici con contributi versati sono stati 804.464, in diminuzione del 2,3% rispetto al 2024.
Il calo degli occupati regolari rappresenta un segnale preoccupante in un Paese caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente necessità di servizi di assistenza.
Le badanti costituiscono ormai il 51,3% dei lavoratori domestici regolari, superando numericamente le colf.
Si tratta inoltre di un’attività che richiede continuità: circa la metà delle badanti lavora per 50-52 settimane all’anno, un dato che conferma il carattere strutturale dell’assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti.
Per la Filcams Cgil, la diminuzione dei rapporti di lavoro registrati non significa necessariamente una riduzione del bisogno di assistenza. Il rischio denunciato dal sindacato è che una parte crescente dell’attività venga svolta senza regolare contratto.
La proposta della Cgil: superare le quote e introdurre permessi per cercare lavoro
Di fronte a queste criticità, la Filcams chiede una revisione radicale delle politiche di ingresso dei lavoratori stranieri.
La proposta principale consiste nel superamento del sistema delle quote del Decreto Flussi, sostituendolo con canali di ingresso stabili e trasparenti, capaci di rispondere alle necessità effettive del mercato del lavoro.
Il sindacato propone inoltre di consentire l’ingresso in Italia per la ricerca di occupazione, attraverso il rilascio di permessi di soggiorno dedicati.
Questo permetterebbe ai cittadini stranieri di cercare un impiego regolare senza dipendere necessariamente da una richiesta nominativa presentata in anticipo da un datore di lavoro.
Un’altra richiesta riguarda la regolarizzazione delle persone straniere già presenti sul territorio italiano e in cerca di occupazione.
L’obiettivo dichiarato è sottrarre i lavoratori alla dipendenza da intermediari poco trasparenti, ridurre il rischio di sfruttamento e favorire l’emersione del lavoro irregolare.
Più diritti per colf e badanti: malattia, maternità e licenziamenti
Accanto alla riforma del sistema di ingresso, la Filcams rilancia la questione delle tutele per i lavoratori domestici.
Il sindacato chiede innanzitutto retribuzioni adeguate alla professionalità e alle responsabilità richieste dal lavoro di assistenza.
Tra le principali rivendicazioni figurano il riconoscimento di maggiori garanzie in caso di malattia, con indennità a carico dell’INPS, il rafforzamento delle tutele legate alla genitorialità e una maggiore protezione contro i licenziamenti.
Attualmente, infatti, il lavoro domestico presenta differenze significative rispetto ad altri rapporti di lavoro subordinato, soprattutto per quanto riguarda le garanzie in caso di interruzione del contratto.
La Filcams chiede inoltre maggiore sicurezza negli ambienti di lavoro e strumenti più efficaci per contrastare discriminazioni, abusi e condizioni di sfruttamento.
Un settore fondamentale per le famiglie italiane
La questione del lavoro domestico riguarda direttamente centinaia di migliaia di famiglie italiane, che ogni giorno si affidano a colf, badanti e baby sitter per l’assistenza ad anziani, bambini e persone non autosufficienti.
Una parte essenziale di questo sistema si regge sul contributo dei lavoratori immigrati, spesso esposti a condizioni di maggiore fragilità a causa delle difficoltà legate al permesso di soggiorno e alla regolarizzazione del rapporto di lavoro.
Per la Filcams Cgil, il problema non può essere affrontato esclusivamente attraverso la programmazione numerica degli ingressi.
Occorre costruire un sistema che riconosca il valore sociale ed economico delle professioni di cura, garantendo contemporaneamente diritti ai lavoratori e procedure affidabili alle famiglie che hanno bisogno di assistenza.
La richiesta del sindacato apre così un confronto più ampio sul futuro delle politiche migratorie italiane: passare da un modello fondato sulle quote e sui click day a un sistema di ingresso collegato ai bisogni reali del lavoro, con maggiori garanzie di legalità e tutela dei cittadini stranieri.
Una sfida che riguarda non soltanto l’immigrazione, ma anche la sostenibilità del welfare e la capacità dell’Italia di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana.