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Espulsioni, l’Italia ha violato i diritti umani. Condanna da Strasburgo

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo accoglie il ricorso di tre tunisini rimpatriati nel 2011. Furono detenuti nel CPSA di Lampedusa e su una nave nel porto di Palermo

 

 

Roma – 1 settembre 2015 – L’Italia rimedia una nuova condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per  le sue pratiche di detenzione e rimpatrio degli immigrati irregolari. 

Dopo quella per i respingimenti verso la Libia del 2009, oggi ne è arrivata una per come fu affrontata la crisi del 2011, quando le primavere arabe riversarono decine di migliaia di nordafricani sulle nostre coste. Allora al governo c’erano il centrodestra e la Lega Nord, con Roberto Maroni ministro dell’Interno. 

La Corte di Strasburgo ha accolto oggi il ricorso presentato da tre cittadini tunisini, che a settembre 2011 furono intercettati mentre cercavano di arrivare in Italia a bordo di un barcone. Furono prima chiusi nel Centro di primo soccorso e accoglienza (CPSA) di  Lampedusa, poi, quando questo andò bruciato dopo una rivolta, furono trasferiti su delle navi ormeggiate nel porto di Palermo e quindi, dopo pochi giorni, rimpatriati.

La loro detenzione fu illegittima. Secondo la Corte, la legislazione italiana non prevederebbe infatti espressamente la detenzione per chi è in un CPSA, e invece i tre non potevano uscire, erano sorvegliati dalla polizia, non potevano comunicare con l’esterno. Non furono inoltre notificate loro le ragioni della detenzione, né dati gli strumenti per fare ricorso.

Quanto alle condizioni del CPSA di  Lampedusa, la Corte ha tenuto conto dell’eccezionale crisi umanitaria di quei giorni, ma ha comunque concluso che il modo in cui i tre furono detenuti ha menomato la loro dignità umana. Nel ricorso si descrivevano condizioni ignobili. Nel Centro, ad esempio,  non c’erano porte che separavano i wc e le docce dalle camere, l’acqua era razionata, i migranti per mancanza di posti erano costretti a dormire a terra

La Corte condanna anche l’espulsione collettiva a cui furono sottoposti i tre,  senza considerare le loro situazioni personali. Sulla base di un trattato bilaterale tra Italia e Tunisia, furono semplicemente identificati e mandati via, come tanti altri tunisini in quel periodo. E non ebbero la possibilità di opporsi sospendendo il rimpatrio. 

L’Italia è stata così ritenuta colpevole di aver violato diversi articoli della Convenzione Europea per i diritti dell’Uomo. Si va dal diritto alla libertà al divieto di trattamenti inumani e degradanti, passando per il principio che ognuno deve essere messo in grado di opporsi legalmente a un ordine di detenzione e per il divieto di espulsioni collettive. 

Si tratta, comunque, di un primo grado di giudizio. Il governo italiano ha tre mesi per proporre appello davanti alla Gran Camera della Corte. 

Leggi 

La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Stranieriinitalia.it

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