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Immigrati ed effetto covid: come sono cambiati lavoro e reddito con la pandemia

Roma, 24 maggio 2022 – Gli immigrati che lavorano in Italia rappresentano un contributo importante nel nostro Paese, sia in termini economici che di manodopera. Dallo scoppio della pandemia, però, qualcosa è cambiato. Si tratta del cosiddetto effetto covid: per la prima volta nel 2021 si è registrato un calo dei contribuenti stranieri, ma soprattutto dei loro redditi.

Immigrati ed effetto covid: cos’è cambiato dalla pandemia

Nel 2020 erano 4,17 milioni gli immigrati lavoratori in Italia, hanno dichiarato un reddito di 57,5 miliardi di euro e versato 8,2 miliardi di Irpef. A causa dell’effetto covid, però, questi numerino ha subìto un significativo calo per la prima volta. A dimostrarlo è l’ultimo report realizzato dalla Fondazione Leone Moressa, il quale sottolinea che “i contribuenti immigrati in Italia rappresentano una componente importante per la fiscalità nazionale, anche se il loro potenziale è ancora limitato a causa di irregolarità, lavoro nero e scarsa mobilità sociale”. Parliamo principalmente di operai, badanti, commercianti, imprenditori, e non solo. Persone che vengono soprattutto da Romania, Albania, Marco e Cina.

Secondo lo studio, poi, le dichiarazioni dei redditi 2021 sono le prime a dimostrare questo cambiamento: il numero dei contribuenti è sceso dell’1,8%, i redditi dichiarati del 4,3%, l’Irpef versatosi dagli immigrati dell’8,5%. Mediamente, ciascun contribuente nato all’estero nel 2021 ha dichiarato 14.360 euro, 8 mila euro in meno rispetto ad un contribuente italiano, e versato Irpef per 3.270 euro.

Cresce quindi la disuguaglianza tra i contribuenti italiani e quelli immigrati, in particolar modo nelle fasce più basse e più alte di reddito. Quasi la metà (48,7%) dei contribuenti nati all’estero ha dichiarato un reddito annuo inferiore a 10 mila euro. Mentre tra i nati in Italia in quella classe di reddito si attesta solo il 29,5% dei contribuenti. La differenza più grossa, però, si percepisce per i redditi oltre i 25 mila euro. Solo l’11,5% dei contribuenti nati all’estero si colloca in questa fascia (solo l’1,8% sopra i 50 mila). Contro il 30,5% dei nati in Italia (6,0% sopra i 50 mila).

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