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Immigrazione e imprenditoria, il rapporto Idos-Cna 2025: imprese straniere in crescita e sempre più strategiche

Roma, 25 marzo 2026 – L’imprenditoria migrante in Italia continua a crescere, rafforzandosi anche nei momenti di difficoltà economica e contribuendo in modo sempre più significativo allo sviluppo del sistema produttivo nazionale. È quanto emerge dal Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025, realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con la CNA e presentato a Roma.

Lo studio, basato sui dati del Registro delle Imprese e attivo dal 2014, offre un’analisi approfondita delle trasformazioni dell’imprenditoria straniera, evidenziando un fenomeno ormai strutturale e lontano da molti stereotipi ancora diffusi.

Crescita costante e dinamismo anticiclico

Uno degli elementi più rilevanti riguarda la crescita delle imprese guidate da cittadini stranieri, definita nel rapporto come “anticiclica”. Tra il 2011 e il 2024, mentre le imprese italiane sono diminuite del 7,9%, quelle a conduzione straniera sono aumentate del 46,9%, passando da circa 454mila a oltre 666mila unità.

A fine 2024, queste realtà rappresentano l’11,3% del totale delle attività indipendenti in Italia, contro il 7,4% del 2011. Un dato che, secondo gli autori del rapporto, evidenzia ampi margini di crescita futura, considerando che solo il 12,9% degli occupati stranieri è autonomo, rispetto al 20,9% degli italiani.

Anche sul fronte occupazionale, le imprese immigrate mostrano un potenziale significativo: il 27% degli imprenditori stranieri impiega personale dipendente, un valore vicino alla media europea ma ancora inferiore rispetto al 33,9% registrato tra i nativi.

Imprese più solide e strutturate

Il rapporto smentisce anche l’idea di un’imprenditoria fragile o temporanea. Sebbene le ditte individuali restino prevalenti (72,4%), negli ultimi anni si è registrata una forte crescita delle società di capitale, aumentate del 223,2% tra il 2011 e il 2024 e oggi pari al 21,1% del totale (erano il 9,6% nel 2011).

Parallelamente cresce la stabilità: il 37% delle imprese straniere è attivo da oltre dieci anni, segno di un radicamento sempre più solido nel tessuto economico locale.

Un ulteriore indicatore di integrazione è rappresentato dalla presenza nelle filiere produttive italiane. Tra il 2019 e il 2022, il 18% delle imprese manifatturiere analizzate ha acquistato beni o servizi da aziende immigrate, per un valore superiore ai 3 miliardi di euro. Una quota ancora contenuta ma considerata “strutturale”, con una crescente incidenza di servizi avanzati e forniture strategiche.

Superati gli stereotipi settoriali

Il rapporto evidenzia anche un progressivo superamento delle cosiddette “specializzazioni etniche”. Se da un lato persistono alcune concentrazioni – commercio per marocchini, bangladesi e pakistani; edilizia per albanesi e romeni; manifattura e ristorazione per i cinesi – dall’altro si osserva una crescente diversificazione.

Negli ultimi anni si registra infatti una forte espansione nei servizi specialistici: attività immobiliari (+32,6%), finanziarie e assicurative (+25,4%), scientifiche e tecniche (+18,8%) e altri servizi (+26%). Al contrario, il commercio segna una flessione (-6,6%), mentre il comparto turistico-ricettivo continua a crescere in modo significativo (+93,6% dal 2011).

Un ruolo sempre più centrale per lo sviluppo

Secondo IDOS e CNA, l’imprenditoria immigrata rappresenta oggi un elemento chiave per l’economia italiana, capace di sostenere l’innovazione, l’occupazione e i processi di inclusione sociale.

“Non si tratta di una realtà marginale o temporanea – sottolineano gli autori – ma di un vettore strategico di crescita per il Paese, anche grazie al crescente protagonismo delle donne”.

Il rapporto conclude evidenziando la necessità di politiche mirate, in grado di sostenere lo sviluppo di queste imprese, favorirne il consolidamento e migliorarne l’accesso agli incentivi, valorizzando così un fenomeno destinato a giocare un ruolo sempre più rilevante nel futuro economico italiano.

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