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Italia, popolazione stabile grazie alle migrazioni: crollano le nascite e cresce l’età media

Roma, 6 aprile 2026 – L’Italia continua a perdere popolazione per effetto del calo delle nascite e dell’invecchiamento, ma riesce a mantenere un equilibrio complessivo grazie al contributo delle migrazioni. È quanto emerge dall’ultimo Rapporto annuale dell’ISTAT sugli indicatori demografici, che fotografa un Paese sempre più anziano e sempre più dipendente dall’apporto della popolazione straniera.

Nel 2025 si registrano 355mila nascite a fronte di 652mila decessi, con un saldo naturale fortemente negativo. La fecondità continua a diminuire e si attesta a 1,14 figli per donna, uno dei livelli più bassi in Europa. Allo stesso tempo, l’Italia si conferma tra i Paesi più longevi: la speranza di vita raggiunge 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne.

In questo contesto, il ruolo delle migrazioni diventa determinante. Le immigrazioni dall’estero sono circa 440mila, mentre le emigrazioni si fermano a 144mila, generando un saldo migratorio positivo di +296mila unità. È proprio questo saldo a compensare, almeno in parte, la perdita di popolazione dovuta al calo delle nascite.

Cresce la popolazione straniera, calano gli italiani

Al 1° gennaio 2026 i cittadini stranieri residenti in Italia sono 5 milioni e 560mila, pari al 9,4% della popolazione totale, in aumento di 188mila unità rispetto all’anno precedente. La crescita è sostenuta soprattutto dal saldo migratorio positivo, mentre anche il saldo naturale tra gli stranieri rimane leggermente positivo.

Parallelamente, la popolazione italiana continua a diminuire: i cittadini italiani sono 53 milioni e 383mila, con un calo di 189mila unità in un solo anno. A pesare è soprattutto il saldo naturale negativo (-333mila), accompagnato da un saldo migratorio anch’esso negativo (-53mila).

La distribuzione della popolazione straniera resta fortemente concentrata nel Nord, dove vive oltre il 58% degli stranieri residenti, con un’incidenza superiore all’11% della popolazione. Più contenuta la presenza nel Mezzogiorno, dove rappresenta appena il 5%.

Meno cittadinanze e nuove regole più restrittive

Nel 2025 le acquisizioni della cittadinanza italiana scendono a 196mila, in calo rispetto agli anni precedenti. La diminuzione è legata alle modifiche normative introdotte con il decreto legge 36/2025, che ha reso più restrittivo l’accesso alla cittadinanza per discendenza.

Le comunità più coinvolte restano quelle storicamente presenti in Italia: albanesi e marocchini guidano la classifica delle nuove cittadinanze, seguiti dai rumeni. Tuttavia, si registrano cali significativi per diverse nazionalità, mentre aumentano le acquisizioni da parte di cittadini provenienti da Pakistan, Filippine e Romania.

Immigrazioni in calo, ma boom dai paesi asiatici

Le immigrazioni nel 2025 risultano in lieve diminuzione (-2,6%), con un calo diffuso tra cittadini stranieri e italiani di ritorno. Diminuiscono in particolare gli ingressi dall’Europa orientale e dall’America latina, mentre restano consistenti quelli dal Nord Africa.

In controtendenza, crescono in modo significativo i flussi dall’Asia, che raggiungono 116mila ingressi, trainati soprattutto da Bangladesh, India e Pakistan.

Sul fronte opposto, si registra una forte riduzione delle emigrazioni, scese a 144mila unità, il livello più basso dell’ultimo decennio. La contrazione riguarda sia gli italiani sia gli stranieri e interessa in particolare le principali destinazioni europee come Germania e Regno Unito.

Un equilibrio fragile tra declino demografico e migrazioni

Il quadro complessivo che emerge è quello di un Paese in progressivo invecchiamento, dove la dinamica naturale resta negativa e strutturalmente debole. Senza il contributo delle migrazioni, la popolazione italiana sarebbe già in netto calo.

Il saldo migratorio positivo rappresenta dunque un elemento chiave per la tenuta demografica, ma non basta a invertire la tendenza di lungo periodo. L’Italia, come molti altri Paesi europei, si trova di fronte a una sfida complessa: sostenere la natalità, gestire i flussi migratori e garantire un equilibrio sociale ed economico in un contesto di trasformazione profonda.

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