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Lo sfogo. La regolarizzazione un flop? Bellanova: “C’è chi non la voleva dentro la maggioranza”

Roma, 20 agosto 2020 – La regolarizzazione dei migranti “è quello che si è riusciti a fare con una fase molto complicata lo considero comunque un risultato importante”. Lo ha detto Teresa Bellanova, ministra dell’Agricoltura, intervenendo a Radio 24.

“Ho dovuto fare una mediazione – spiega ai microfoni di Elisabetta Fiorito – perché c’erano tante contrarietà fuori dal governo ma soprattutto c’erano delle contrarietà nelle forze che compongono questa maggioranza, c’è chi non voleva assolutamente la regolarizzazione o chi proponeva di fare la regolarizzazione per un mese. Abbiamo lavorato intensamente anche con il Ministero degli Interni e siamo arrivati ad una mediazione che alla fine ci porta ad avere questo risultato persone, 207mila persone, che erano consegnate alla invisibilità e che non potevano avere un normale e rapporto di lavoro perché non avevano con permesso di soggiorno non era riconosciuta la loro identità, adesso hanno un permesso di soggiorno per lavoro e possono i loro datori di lavoro stipulare un contratto regolare”.

Rispetto a chi lavora in agricoltura, “possono liberarsi dal caporalato e dallo sfruttamento. È molto faticoso e le persone devono avere coraggio noi abbiamo cercato di dare un’opportunità, io credo che sarebbe stato giusto inserire anche i lavoratori dell’edilizia, della logistica e della ristorazione. Purtroppo per le contrapposizioni all’interno della maggioranza non sono riuscita a portarlo a casa ma credo che il risultato sia importante. Oltre agli insulti dei quali sono stata sommersa e alle minacce che francamente non fanno mai piacere, c’è chi ha parlato di un flop della misura Bellanova.

Va bene così – si sfoga la ministra – per me l’importante era dare a queste persone il diritto di vivere in modo dignitoso, di liberarle dai ghetti dove viene vengono ammassati come bestie, dove non viene riconosciuta la loro identità e per quanto riguarda le donne spesso anche il diritto la loro esistenza libera e al rispetto del loro corpo”.

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