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Meloni attacca le toghe “politicizzate” sui migranti, scontro sui decreti attuativi della riforma

Roma, 18 febbraio 2026 – Nuovo scontro tra governo e magistratura nel pieno della campagna referendaria sulla giustizia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata ad attaccare una parte delle toghe, definite “politicizzate”, accusandole di ostacolare le politiche dell’esecutivo contro l’immigrazione irregolare.

In un video pubblicato sui social, Meloni ha citato il caso di un cittadino algerino irregolare in Italia, con 23 condanne alle spalle, per il quale alcuni giudici avrebbero escluso l’espulsione, disponendo anche un risarcimento di 700 euro a carico del ministero dell’Interno. “Una parte politicizzata della magistratura continua a ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa”, ha dichiarato la premier.

La polemica sui decreti attuativi

Il confronto istituzionale si intreccia con un nuovo fronte di polemica che riguarda i decreti attuativi della riforma della giustizia. Secondo quanto riportato da Il Domani, gli uffici del ministero avrebbero già predisposto bozze dei provvedimenti necessari per rendere operative le nuove norme, nonostante la riforma sia ancora in attesa del referendum confermativo previsto per il 22 e 23 marzo.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha precisato che non esiste “nulla di pronto e definitivo”, ma solo bozze preparatorie: “Si sta lavorando per non arrivare impreparati, laddove passasse il Sì”. Nordio ha inoltre ribadito l’apertura al dialogo con magistratura, avvocatura e mondo accademico per favorire la massima convergenza possibile sulle norme attuative.

Le opposizioni all’attacco

Le opposizioni parlano però di forzatura istituzionale. Peppe De Cristofaro (Avs) ha accusato il ministro di condurre “una guerra ai magistrati”, mentre il Movimento 5 Stelle sostiene che i decreti sarebbero già scritti, segno – a loro dire – di un governo convinto di aver già vinto il referendum.

Anche il vicepremier Matteo Salvini è intervenuto nel dibattito, invitando a evitare “aggettivi, attacchi e insulti” e a concentrarsi sul merito della riforma. Un richiamo che arriva dopo le tensioni verbali tra esponenti del governo e rappresentanti della magistratura.

Il tema della tempistica dei decreti attuativi è particolarmente delicato, poiché tradizionalmente vengono adottati dopo l’approvazione definitiva di una legge. Dal governo, tuttavia, si sottolinea che la preparazione preventiva non implica l’adozione automatica dei testi, ma serve a garantire efficienza qualora il referendum confermasse la riforma.

Referendum e clima politico

La vicenda si inserisce in un clima politico già teso. Oltre alla questione migratoria, è esplosa anche la polemica sulla richiesta dell’elenco dei finanziatori del Comitato per il “No” vicino all’Anm. Nordio ha parlato di “atto dovuto” a seguito di un’interrogazione parlamentare, respingendo le accuse di intimidazione.

Nel frattempo, il Partito Democratico ha chiesto che il ministro riferisca in Aula durante il question time, mentre Avs ha sollevato un ulteriore caso sulle spese sostenute dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia per la campagna referendaria.

A poche settimane dal voto, il confronto sulla riforma della giustizia si conferma uno dei temi centrali del dibattito politico nazionale, intrecciando questioni istituzionali, scontro tra poteri dello Stato e gestione dei flussi migratori.

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