Roma, 16 maggio 2026 – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna a difendere la linea italiana sulla gestione dei flussi migratori e rivendica un importante risultato diplomatico ottenuto in sede europea. In un messaggio pubblicato sui social, la premier ha commentato la dichiarazione approvata a Chisinau, in Moldavia, dai ministri degli Esteri dei 46 Stati membri del Consiglio d’Europa, sostenendo che il documento riconosca la legittimità di «soluzioni innovative» come gli hub di rimpatrio nei Paesi terzi.
Secondo Meloni, la cosiddetta “Dichiarazione di Chisinau” rappresenta un passaggio politico significativo perché, a suo dire, legittima iniziative simili al protocollo avviato dall’Italia con l’Albania per la gestione dei migranti irregolari. «Quello che solo un anno fa faceva discutere, oggi è diventato un principio condiviso tra i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa», ha scritto la premier.
Nel suo intervento, Meloni ha sottolineato come il modello promosso dal governo italiano sia ormai considerato parte di un approccio europeo più ampio alla gestione dell’immigrazione. La presidente del Consiglio ha parlato di una strategia portata avanti «con serietà e coerenza», rivendicando il ruolo dell’Italia nell’aprire il dibattito sulle strutture di rimpatrio esterne all’Unione Europea.
La premier ha inoltre attribuito il risultato raggiunto a un lavoro politico condiviso con la Danimarca e con la prima ministra danese Mette Frederiksen, da tempo sostenitrice di politiche migratorie più restrittive e di una maggiore esternalizzazione delle procedure di accoglienza e rimpatrio.
Il protocollo tra Italia e Albania, annunciato nei mesi scorsi dal governo italiano, continua tuttavia a suscitare forti polemiche politiche e giuridiche. Le opposizioni e diverse organizzazioni umanitarie contestano infatti la compatibilità del modello con il diritto internazionale e con le norme europee sulla protezione dei richiedenti asilo.
Nonostante le critiche, il governo italiano considera il riconoscimento politico arrivato dal Consiglio d’Europa come una conferma della propria linea sull’immigrazione, in un momento in cui il tema della gestione dei confini e dei rimpatri è tornato centrale nel dibattito europeo.


