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Migranti al freddo in un tendone: condizioni critiche nel centro di accoglienza di Oderzo

Roma, 26 dicembre 2025 – Dormono al freddo, senza riscaldamento e spesso senza acqua calda, stipati in trecento sotto un tendone. È la condizione denunciata nelle ultime settimane dai migranti ospitati al Cas dell’ex caserma “Zanusso” di Oderzo, in provincia di Treviso. Di giorno lavorano nei campi e nei vigneti per le cooperative della zona, spesso con contratti precari e mal retribuiti; di notte sono costretti a ripararsi con coperte insufficienti, in ambienti che non garantiscono salubrità, sicurezza e dignità.

L’appalto pubblico per la gestione dell’accoglienza, attivo dal 2021, è affidato alla cooperativa Officine Sociali. A seguito delle segnalazioni raccolte dagli ospiti, la Flai Cgil ha chiesto un intervento urgente alla Prefettura di Treviso. Secondo quanto riferito, dopo un primo esposto sarebbe stata effettuata un’ispezione durante la quale la caldaia è stata riattivata, salvo poi spegnersi nuovamente.

«Di notte i ragazzi vengono lasciati al freddo», denuncia Sebastiano Grosselle, segretario organizzativo Flai Cgil Treviso. «Temiamo che si tratti di un tentativo di fare economia sulla gestione: la caldaia spesso resta spenta, la distribuzione delle coperte è minima e l’acqua calda nei bagni è quasi sempre assente. Bagni che, peraltro, risultano fatiscenti».

Accertamenti sono stati avviati anche sulla distribuzione del pocket money, previsto per i richiedenti asilo. «Chiediamo un monitoraggio costante e continuo di quanto avviene all’interno del Cas», aggiunge Grosselle, «perché serve un focus straordinario oltre l’ordinario: vanno ripristinate immediatamente condizioni minime di salubrità, sicurezza e dignità per queste persone».

La vicenda riaccende i riflettori sul sistema di accoglienza emergenziale e sul rispetto degli standard minimi previsti negli appalti pubblici, soprattutto quando coinvolgono lavoratori impiegati in settori essenziali come l’agricoltura.

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