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Migranti, nuovo naufragio nel Mediterraneo centrale: si temono oltre cento vittime

Roma, 24 dicembre 2025 – Un nuovo, drammatico naufragio nel Mediterraneo centrale, al largo delle coste della Libia, potrebbe aver causato la morte di oltre cento persone. A lanciare l’allarme è la ONG tedesca Sea-Watch, che cita le informazioni raccolte da Alarm Phone, la rete internazionale che gestisce una linea telefonica di emergenza per migranti in difficoltà durante la traversata.

Secondo quanto riferito, il 19 dicembre Alarm Phone è stata informata della partenza, la sera precedente, di un’imbarcazione dal porto libico di Zuwara, con 117 persone a bordo. I tentativi di contatto tramite telefono satellitare sarebbero risultati vani. La situazione si è aggravata ulteriormente la sera del 21 dicembre, quando alcuni pescatori tunisini avrebbero soccorso un solo sopravvissuto, trovato su una barca di legno alla deriva. L’uomo avrebbe dichiarato di essere partito da Zuwara due giorni prima e di essere l’unico superstite del naufragio.

Un elemento particolarmente inquietante riguarda l’assenza di riscontri ufficiali. Tra il 21 e il 22 dicembre, sia la cosiddetta Guardia costiera libica sia quella tunisina avrebbero comunicato ad Alarm Phone di non aver effettuato alcuno sbarco in quei giorni. Anche le operazioni di ricerca aerea non hanno dato risultati: né i voli effettuati il 20 e 21 dicembre dall’aereo Frontex Osprey 4, né la missione del 22 dicembre del Seabird 3 di Sea-Watch hanno individuato tracce dell’imbarcazione scomparsa.

Continuiamo a cercare ulteriori informazioni e speriamo che non sia vero che ci sia un solo sopravvissuto”, afferma Alarm Phone, sottolineando come al momento molti elementi restino ancora da chiarire. Tuttavia, il timore è che il bilancio possa essere devastante, con oltre cento persone morte o disperse in mare.

Sea-Watch collega direttamente l’ennesima tragedia alle politiche migratorie restrittive adottate dall’Unione Europea e dagli Stati membri. “Se le frontiere fossero aperte, queste persone probabilmente non sarebbero mai state costrette ad attraversare il Mediterraneo”, denuncia l’organizzazione. E conclude con un appello dal forte valore simbolico: “Chiediamo risposte. Tutto ciò che vogliamo per Natale sono frontiere aperte”.

L’episodio si inserisce in un contesto più ampio in cui il Mediterraneo centrale continua a essere una delle rotte migratorie più letali al mondo, segnando ancora una volta il fallimento di un sistema incapace di garantire vie legali e sicure per chi fugge da guerre, persecuzioni e povertà.

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