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Migranti. Frontex, Cecilia Strada contro la riforma Ue: «Non vogliamo un’Ice europea»

L’eurodeputata del Partito Democratico critica la proposta della Commissione di ampliare i poteri dell’agenzia europea per le frontiere. Nel mirino la possibilità di organizzare rimpatri tra Paesi terzi e il rischio di ridurre le garanzie per i migranti.

Bruxelles, 29 ottobre 2026 – La proposta della Commissione europea di rafforzare Frontex e attribuirle nuove competenze nelle operazioni di rimpatrio accende lo scontro politico al Parlamento europeo.

A intervenire duramente è Cecilia Strada, eurodeputata del Partito Democratico, che contesta il progetto presentato il 27 ottobre 2026 dall’esecutivo comunitario, manifestando particolare preoccupazione per l’estensione delle attività dell’agenzia al di fuori del territorio dell’Unione.

La parlamentare critica soprattutto la possibilità che Frontex partecipi all’organizzazione di rimpatri da un Paese terzo verso un altro, nell’ambito di accordi conclusi con Stati non appartenenti all’Ue.

La contestazione sui rimpatri tra Paesi terzi

La nuova proposta della Commissione prevede che Frontex possa fornire assistenza tecnica e operativa anche nei trasferimenti di cittadini stranieri tra Paesi esterni all’Unione europea.

Le operazioni sarebbero subordinate alla conclusione di accordi specifici e, secondo Bruxelles, dovrebbero rispettare i diritti fondamentali e gli obblighi internazionali.

Proprio questo meccanismo viene contestato da Strada, che teme un ampliamento eccessivo dei margini di discrezionalità nella gestione delle espulsioni.

Secondo l’eurodeputata, affidare a singoli accordi con i Paesi terzi la definizione delle procedure rischierebbe di indebolire la trasparenza e il controllo sulle operazioni.

La critica si inserisce nel più ampio dibattito sull’esternalizzazione delle politiche migratorie, ossia il trasferimento di una parte delle attività di gestione dell’immigrazione e dei rimpatri verso Stati esterni all’Unione.

Il paragone con l’agenzia statunitense Ice

Nel suo intervento, Strada utilizza un paragone particolarmente forte, richiamando l’Immigration and Customs Enforcement (Ice), l’agenzia federale statunitense incaricata, tra le altre attività, dell’applicazione delle norme sull’immigrazione all’interno degli Stati Uniti.

Il riferimento è una critica politica all’eventualità che Frontex assuma un ruolo sempre più incisivo nell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione, senza adeguati meccanismi di controllo.

L’eurodeputata contesta inoltre l’impostazione complessiva della politica migratoria europea, accusando la Commissione di privilegiare il rafforzamento delle espulsioni rispetto alla protezione delle persone migranti.

Le sue critiche si estendono anche ai cosiddetti Return Hub, le strutture di rimpatrio situate in Paesi terzi, e alla prospettiva di sviluppare ulteriormente forme di cooperazione esterna per la gestione delle domande d’asilo.

Il progetto della Commissione europea

La posizione di Strada si contrappone a quella dell’esecutivo comunitario, che considera il rafforzamento di Frontex uno strumento necessario per migliorare l’efficacia delle politiche migratorie.

Il progetto prevede l’aumento progressivo del personale disponibile fino a 30mila agenti, la creazione di una riserva europea di 17mila operatori e un nuovo Centro di coordinamento dei rimpatri.

Per Bruxelles, queste misure consentirebbero agli Stati membri di utilizzare risorse comuni e procedure più coordinate, riducendo le difficoltà operative che caratterizzano attualmente i rimpatri.

Il commissario europeo alla Migrazione, Magnus Brunner, sostiene la necessità di un maggiore controllo delle frontiere esterne e di una cooperazione più efficace con i Paesi di origine e transito.

Il nodo dei diritti fondamentali

La discussione sulla riforma mette in evidenza una delle questioni centrali della politica migratoria europea: come conciliare l’effettiva applicazione delle decisioni di rimpatrio con la tutela dei diritti delle persone interessate.

Tra gli aspetti da chiarire figurano la responsabilità delle autorità coinvolte, le procedure di verifica della legalità dei trasferimenti e la possibilità di garantire un controllo effettivo sulle operazioni svolte fuori dal territorio comunitario.

La Commissione afferma che il rispetto dei diritti fondamentali resterà parte integrante delle attività di Frontex. I critici ritengono invece necessario prevedere garanzie e sistemi di supervisione più stringenti, soprattutto nei casi che coinvolgono Paesi terzi.

La proposta dovrà ora affrontare il percorso legislativo europeo, con il confronto tra Parlamento e Consiglio.

La posizione espressa da Cecilia Strada anticipa una discussione politica che potrebbe concentrarsi proprio sull’estensione geografica dei poteri di Frontex e sui limiti entro i quali l’Unione europea potrà intervenire direttamente nelle procedure di rimpatrio al di fuori dei propri confini.

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