Roma, 11 agosto 2025 – Il Tribunale civile di Torino ha accolto il ricorso di 18 migranti assistiti dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), stabilendo che il modello organizzativo adottato dalla Questura di Torino per la gestione delle domande di protezione internazionale integra una “discriminazione diretta, individuale e collettiva”.
La sentenza critica le lunghe code e gli ostacoli burocratici per presentare le istanze di asilo, oltre ai criteri “oscuri” usati per ricevere le persone in attesa. Il provvedimento obbliga l’amministrazione a rivedere l’organizzazione entro quattro mesi, adottando un modello simile a quello della Questura di Milano.
Per anni le pratiche in materia di asilo sono state gestite in una sede decentrata di corso Verona, descritta come fatiscente, con personale ridotto e migranti costretti a bivaccare per giorni e notti in fila. Da marzo 2025 quella sede è stata chiusa e, secondo la Questura, sono state introdotte nuove misure organizzative per eliminare le code e potenziato l’organico.
L’amministrazione rivendica i risultati ottenuti: dal 1° gennaio al 31 luglio 2025 sono stati rilasciati 48.919 permessi di soggiorno, circa 9.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2024. “La situazione complessiva è in costante miglioramento – afferma la Questura – e sono attive procedure semplificate per agevolare la presentazione delle domande da parte degli stranieri”.
Nonostante ciò, l’ufficio ha annunciato appello contro la sentenza, mentre il Viminale ha confermato l’intenzione di ricorrere.


