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Migranti, piantedosi: “Il progetto Albania si rafforzerà con le nuove regole Ue”

Roma, 15 dicembre 2025 – Il progetto Albania per la gestione dei flussi migratori “si avvantaggerà dei nuovi regolamenti Ue sui Paesi sicuri”. Lo ha affermato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenendo alla kermesse di Fratelli d’Italia Atreju a Roma, tornando a difendere una delle iniziative più controverse del governo sul fronte dell’immigrazione irregolare.

Secondo Piantedosi, le critiche che parlano di un presunto fallimento del modello Albania non tengono conto delle difficoltà incontrate nella fase iniziale di applicazione. “Abbiamo avuto persone liberate per decisioni giudiziarie che hanno valorizzato dichiarazioni di soggetti trattenuti, alcuni dei quali avevano commesso reati anche molto gravi”, ha spiegato il ministro. In alcuni casi, ha aggiunto, queste persone sono state considerate vulnerabili per condizioni come l’insonnia, circostanza che ha imposto il loro rientro in Italia, dove – ha sostenuto Piantedosi – “hanno ripreso a commettere reati”.

“Questo è il contesto reale con cui ci siamo dovuti confrontare”, ha sottolineato il titolare del Viminale, precisando che proprio tali criticità saranno affrontate e corrette grazie ai nuovi regolamenti europei sui Paesi sicuri.

La vera svolta, secondo il ministro, riguarda i tempi delle procedure. Con le nuove regole Ue, l’Italia, in quanto Paese di primo ingresso, potrà completare le verifiche sulle richieste di asilo in 28 giorni, circa un mese, contro i tempi attuali che si misurano in anni. “Non stiamo mettendo in discussione i canoni fondamentali del diritto di asilo – ha chiarito Piantedosi – ma vogliamo che le verifiche avvengano in tempi utili, per evitare che il diritto di asilo venga usato in modo strumentale per entrare in Europa e poi disperdersi sul territorio”.

Il ministro ha poi richiamato il nodo centrale della gestione migratoria nei Paesi democratici occidentali: la necessità di conciliare accoglienza e controllo dei confini. “Da un lato siamo giustamente tenuti a dare ospitalità a chi fugge da guerre e persecuzioni, dall’altro dobbiamo controllare i confini”, ha spiegato. Nel tempo, secondo Piantedosi, questo equilibrio si è spostato, rendendo il controllo dei confini recessivo e secondario rispetto alla prima accoglienza, con procedure di verifica “complicatissime”.

Infine, Piantedosi ha rivendicato il ruolo dell’Italia in ambito europeo. “La fortuna dell’Italia e degli altri Paesi è avere una sponda nella Commissione europea sulle politiche di contrasto all’immigrazione irregolare”, ha detto, ricordando come Roma sia passata da “osservato speciale” a protagonista nel dialogo con Bruxelles. Un percorso, ha concluso, fondato su iniziativa diplomatica, condivisione e proposte comuni, che avrebbe contribuito a semplificare l’azione della Commissione europea.

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